Cosa vedere a Gerusalemme e Tel Aviv: il mio viaggio a Israele

Cosa vedere a Gerusalemme, Mar Morto e Tel Aviv? Viaggio in Israele alla scoperta di siti storici e città millenarie, capitali del divertimento e paradisi naturali di una sorprendente bellezza.

Ho ancora sulla pelle il battito di Gerusalemme, tra le ciglia la polvere del deserto, l’emozione di una preghiera recitata sottovoce, indelebile come il ricordo di questo Paese, che ho avuto la fortuna di scoprire insieme a un gruppo meraviglioso di compagni di viaggio, capaci di rendere questa avventura un’esperienza memorabile.

Israele è una tavolozza di colori decisi, infinite sfumature e tonalità che virano dal chiaro della pietra di Gerusalemme, all’ocra del deserto di Giuda, fino ai verdi smeraldini di una cupola in lontananza e al blu vibrante del mare di Tel Aviv. Un reticolo di sentieri lastricati, comunicanti e brulicanti di vita, di mercati chiassosi, di giardini segreti e speranze incrollabili.

Israele è stata per me una rivelazione, di contrasti e bellezza, di mancanze e possibilità, di condivisione. Il Paese, nonostante i suoi momenti di difficoltà, esercita da sempre i suoi richiami di sirena, attirando fra le sue strade polverose e ricche di storia, viaggiatori, curiosi e fedeli da ogni angolo del mondo.

Questa piccola striscia di terra luccicante, incastonata tra Libano e Siria, Egitto, Giordania e territori palestinesi, bagnata dalle acque salate del Mediterraneo e da quelle del Golfo di Aqaba (Golfo di Eilat) è una perla lucente fiorita su pietra arida. La “Terra di Giacobbe”, sbocciata fra deserti e laghi bianchi, fiumi e saline, crateri e villaggi millenari divenuti città. Un luogo di promesse e testamenti, che mi ha lasciato un segno cocente sul cuore e che vorrei presto poter tornare a visitare.

Il nostro viaggio in Israele, da Tel Aviv, al Mar Morto, fino alla Città Santa di Gerusalemme, è durato 5 giorni e ci ha regalato un assaggio dei paesaggi meravigliosi di questa Terra, ma anche lasciato il ricordo di tanti momenti di condivisione e scoperta. Questo è il racconto del mio viaggio in Israele e i miei consigli su cosa vedere a Gerusalemme e Tel Aviv.

Come raggiungere Israele

Volare a Israele dall’Italia è molto conveniente. Ci sono voli diretti per Israele dalle principali città italiane, come Roma e Milano, non solo con la compagnia aerea di bandiera EL AL, ma anche con easyJet, per esempio. Il modo migliore per trovare tutti i voli economici per Israele è quello di scaricare l’App gratuita di Skyscanner, o di visitarne il sito, e di cercare le opzioni più convenienti dal vostro aeroporto di partenza. L’aeroporto principale di Israele è quello di Tel Aviv (Ben-Gurion), per cui potrete iniziare da lì il tour alla scoperta di questo Paese incredibile.

Cosa vedere a Tel Aviv

Tel Aviv ha poco più di 100 anni, eppure racchiude fra le sue vie bianche che sboccano al mare, un fiume di racconti millenari e leggende che si intrecciano alla storia leggendaria del Paese.
Antico e moderno si ritrovano anche nel nome, citato nel Libro di Ezechiele e formato dalle parole: “Tel”, “collina” (come risultato della stratificazione del passato e di varie epoche geologiche), e “Aviv”, “primavera”, col significato di rinnovamento, rinascita.

Fondata nel 1909 e prima Capitale dello Stato di Israele, ancor prima di Gerusalemme, oggi Tel Aviv è una città vibrante e festosa, hub creativo e tecnologico del Paese, più spesso definita “Silicon Wadi”, per affinità con la più nota “valle” Americana in cui fioriscono startup e si coltivano i più grandi talenti al mondo nel campo della tecnologia.

Tel Aviv è una città moderna, aperta e tollerante, ricca di mercati, spazi all’aperto in cui godersi il sole tutto l’anno e locali e club alla moda, che non hanno nulla da invidiare a quelli più popolari di Miami o Dubai. Due giorni sono sufficienti per scoprire i luoghi più importanti della città e per viverne un po’ della sua magia.

Vista panoramica dal Carlton Hotel

Iniziate il tour alla scoperta di Tel Aviv, raggiungendo la terrazza panoramica dell’Hotel Carlton e godetevi la vista più bella sulla baia, con le sue spiagge bianche da cartolina e la vecchia città di Jaffa in lontananza.

Visita alla vecchia Jaffa

Una delle cose da vedere a Tel Aviv è sicuramente il vecchio centro di Giaffa (o Jaffa), antico porto commerciale della città, dove attraccavano le navi cariche del cedro proveniente dalle foreste del Libano, utilizzato per costruire il Primo Tempio di Gerusalemme (Tempio di Salomone).
Oggi, la vecchia Jaffa è un centro di artisti e mercanti, un filare di negozi di antiquari e librai, gallerie d’arte e caffè, dove fermarsi per una sosta golosa, prima di riprendere il cammino.
Perdetevi fra le bancarelle del Flea Market, fate tappa alla piccola profumeria Zielinski & Rozen, per portare a casa saponi naturali ed essenze personalizzate, e raggiungete il civico 7 di Bet Eshel Street: qui troverete la Uma Gallery, un negozio arioso e coloratissimo, pieno di gioielli in pietre colorate, stampe e oggetti etnici di cui vi innamorerete. Una tappa imperdibile a Jaffa.

E se avete ancora tempo da spendere in giro per il quartiere, potete visitare la casa-museo dell’artista Ilana Goor e la casa di moda Maskit (Maskit Fashion House).

Pranzo al Carmel Market

Un pomeriggio tra arte e natura

Continuate il tour di Tel Aviv visitando il famoso Bahuaus Centre, il bellissimo Tel Aviv Museum of Art e concedetvi una passeggiata nel verde, all’Hayarkon Park, una sorta di “Central Park” nel cuore di Tel Aviv.

Il tramonto in spiaggia

Una delle cose da fare assolutamente a Tel Aviv è aspettare il tramonto in spiaggia e godersi i colori di un cielo porpora sgargiante spegnersi nell’acqua. Ci sono spiagge libere, ma anche spiagge LGBT o spiagge per gli amici a quattro zampe (Bau beach): scegliete quella che fa per voi e godetevi lo spettacolo.

Cena tipica in famiglia

Uno dei momenti più belli del nostro viaggio è stato quando ci siamo seduti insieme attorno a una tavola imbandita di piatti squisiti, preparati per noi da una famiglia araba del posto. Già, perché abbiamo avuto la fortuna di essere ospiti di una famiglia di Tel Aviv e di vivere l’atmosfera autentica di una cena tradizionale con piatti tipici coloratissimi, preparati per noi da mani esperte. Le ricette elaborate dalla tradizione e passate di generazione in generazione, insieme a tutta l’ospitalità di una famiglia del posto, ci hanno regalato una serata piena di emozioni e che, sono davvero sicura di questo, nessuno di noi dimenticherà presto.

Se volete rivivere la stessa esperienza di una cena tipica a casa di una famiglia di Tel Aviv, vi consiglio Alia’s Garden.

Nightlife di Tel Aviv

Una delle cose per le quali Tel aviv è più famosa è la vita notturna. Locali alla moda e club a Tel Aviv non mancano, e ve ne accorgerete soprattutto una volta arrivati su Rothschild Boulevard. Disco-pub, bar e club di tendenza si susseguono uno dopo l’altro. Se volete assaggiare un po’ della vita notturna di Tel Aviv, scoprire i migliori locali e vivere un’esperienza autentica insieme a qualcuno del posto, potete prender parte a uno dei tour organizzati da Ido, di TLVnights.

Mar Morto

Yam HaMelah, ossia “Mare salato / Mare del Sale”, è uno dei luoghi assolutamente da vedere in Israele, insieme a Gerusalemme e Tel Aviv. Il Mar Morto non è un “mare”, non avndo emissari, ma più propriamente un lago, incastonato con le sue acque calde e turchesi nella più profonda e straordinaria depressione terrestre, collocato a circa 415 metri sotto il livello del mare. Per la forte evapoazione, le acque del Mar Morto concentrano un’elevata quantità di sale, che non consente a nessuna forma di vita di potervi abitare.

Tuttavia, proprio la sua straordinaria salinità, ha reso questo posto un luogo di una bellezza straordinaria e l’unico luogo sulla Terra nel quale poter sperimentare una divertente e insolita “floating experience” (il famoso galleggiamento).

Quello che vi consiglio di fare, se vi trovate in viaggio nel Mar Morto è di regalarvi un trattamento ai fanghi o un massaggio tradizionale alla bellissima Synergy Spa a Ein Gedi e di prenotare un tour in Jeep nel deserto di Giuda, tra canyon e paesaggi lunari, spettacolari all’ora del tramonto.

La Fortezza di Masada

Prima di riprendere il viaggio verso Gerusalemme, una tappa fondamentale ad Israele è quella che conduce fino in cima alla spettacolare Fortezza di Masada.

La storia leggendaria, e triste allo stesso tempo, di Masada è conosciuta in tutto il mondo. A circa 400 metri di altezza sopra il livello del mare, nell’antica Giudea del Sud-Est, vi è questa imponente fortezza, nella quale l’ultima comunità ebraica del luogo cercò invano di resistere all’assedio romano, preferendo, alla fine di una lunga agonia, il suicidio alla resa.

Oggi, la cima della Fortezza e dei resti che rimangono di questo grande villaggio di residenze eleganti, cisterne e magazzini dove venivano conservati cibi e merci anche per molti mesi, si può raggiungere comodamente in funivia, o, se lo si preferisce, ancora percorrendo il vecchio e famoso “sentiero del serpente”, un ripido percorso a zig-zag perticolarmente arduo da percorrere a cavallo e che deve aver scoraggiato non pochi nemici, nell’antchità.

A parte i resti ben conservati di questo sito archeologico straordinario, vale la pena anche solo raggiungere la cima per il bellissimo panorama che si gode dall’alto e che rivela una terra desertica senza confini, lambita dalle acque cristalline di un lago salato che non dimenticherete più.

Cosa vedere a Gerusalemme

L’arrivo a Gerusalemme è un battito forte. Sapere di mettere insieme i passi, gli “stessi Passi”, sulla Via Dolorosa, lasciare una preghiera al Muro del pianto, emozionarsi difronte alla fede degli altri, intuirne la risoluzione, la bellezza di un dono… E poi il canto dei sacerdoti ortodossi al Sacro Sepolcro, le pagine della Storia illuminate da una candela sottile, in una Chiesa che è un mondo; sentircisi piccoli, svuotati e pieni di nuovo. L’emozione che abbiamo provato tutti, nessuno riuscirà a descriverla. Che siate credenti o meno, Gerusalemme vi restituisce un senso di bellezza e verità, di profondo.

Vista dal Monte Scopus

Più a nord del Monte degli Ulivi, con il Getsemani e l’Orto degli Ulivi dove Gesù si trovava in preghiera, prima di essere prelevato dai Romani, si trova il Monte Scopus, che potrete raggiungere per godere della più bella vista sulla città.

Dal Monte Scopus, infatti, potrete vedere tutte le più importanti attrazioni di Israele, Basiliche e Moschee di Gerusalemme, dalla Chiesa del Sacro Sepolcro, alla Cupola della Roccia.

Mahane Yehuda Market

Il Mercato Mahane Yehuda di Gerusalemme è un suk (Shuk) brulicante e coloratissimo, pieno di ristorantini e chioschetti che abbondano di melograni e angurie croccarelle, cetrioli e ciambelle, noci e avocado, dolciumi, pane fragrante e scorte di zaatar, carne, pesce e piatti già pronti della migliore cucina locale. e scorte di zaatar: il mercato di Gerusalemme è una costellazione di sapori e diapositive a colori.

Se siete come noi appassionati di mercati e volete scoprire al meglio questo posto carico di profumi e tradizione, vi consiglio di acquistare i biglietti per un tour culinario tra le bancarelle del mercato. Ogni biglietto contiene 6 tagliandini da consegnare alle 6 bancarelle e ristoranti nei quali sceglierete di fermarvi, per un pranzo veloce e pieno di gusto, all’insegna della desgustazione di vini, formaggi e ricette tradizionali da provare assolutamente!

Via Dolorosa

Uno dei luoghi più Sacri della Cristianità è questa via lunga poco più di 600 metri che Gesù avrebbe percorso negli ultimi giorni della sua vita, prima di essere crocifisso. La “Via Dolorosa”, che marca il martirio di Cristo fino alla Croce, è scandiata da 9 stazioni, mentre le ultime 5 della tradizione sono tutte all’interno della Chiesa del Sacro Sepolcro.

Il Pellegrinaggio (Via Crucis) sui passi dei Gesù fino al Sacro Sepolcro parte dalla Chiesa della Flagellazione, posta proprio all’uscita dal tunnel sotterraneo del Muro del Pianto (e quindi contigua a quelle che erano le antiche mura del Tempio di Gerusalemme), per poi arrivare fino al Calvario.

A parte la bellezza del luogo, l’emozione nel mettere insieme i passi su questo percorso santo esercita il suo innegabile fascino e potere. Non solo sulle persone credenti, ma anche nel resto dei turisti e curiosi in visita nella città.

Santo Sepolcro

Se vi state chiedendo cosa vedere a Gerusalemme e cosa non perdere durante un tour di Israele, direi di mettere in cima alla lista una passeggiata per le vie antiche della città, anche senza ripercorrere tutta la Via Dolorosa, e di non mancare una visita alla Basilica del Santo Sepolcro, che siate religiosi o meno.

Che crediate o no, che abbiate una fede solida o vacillante, tutto vi sembrerà così chiaro e inutile, e superfluo e leggero, una volta varcata la soglia di questa Chiesa, che dimenticherete i minuti, non sentirete più il tempo.

Io sono riuscita ad entrare per ultima, prima che serrassero le porte davanti al resto del gruppo e che prendesse vita la processione dei religiosi ortodossi, prevista per quel giorno. L’atmosfera si è fatta di colpo mistica e carica di emozione, fitta di risposte e mille altre domande tutte insieme. Il canto dei sacerdoti, un’unica voce scura a risuonare sulla roccia della Chiesa, ha disinnescato un pianto dimenticato, e lacrime così leggere da non sentirle arrivare, così vere da non volerle tirare via dalle guance.

L’immagine di una mamma che posa il suo piccolo di pochi mesi sulla pietra dove fu lavato Gesù, prima di essere crocifisso, e la preghiera sulla tomba di Cristo, in silenzio, accovacciate a terra, dentro una cava luminosa, sono le immagini più forti e i più bei ricordi che porto con me di questo viaggio, nonché una delle ragioni per le quali spero di riavvicinarmi a questo luogo, di visitare ancora Gerusalemme, di tornare ad Israele presto, e di rimanere magari più a lungo.

Muro del Pianto

Uno dei siti più affascinanti, e di quelli da inserire nella vostra lista su cosa vedere a Gerusalemme, è senz’altro il Kotel, la porzione di Muro Occidentale rimasto in piedi dell’originale struttura del secondo Tempio di Gerusalemme e che è più comunemente conosciuta come “Muro del Pianto”, per via dei fedeli ebrei che non “piangono” di fatto, ma che recitano con ripetitivi movimenti del capo le loro preghiere ferventi, chiedendo a Dio la riunione di tutti gli Ebrei in Terra Santa, la costruzione del Terzo Tempio e l’avvento del Messia.

Di fatto, il Muro del Pianto è il sito più sacro al mondo per l’ebraismo e uno dei luoghi più importanti da vedere a Gerusalemme. Noi abbiamo percorso anche il tunnel sotterraneo che da qualche anno permette a fedeli e turisti di vedere da vicino la base del Muro Occidentale e di avvicinarsi al vero cuore di quello che era il secondo Tempio di Gerusalemme, per cui alla parte più Santa del mondo (il luogo Santo dei Santi) per gli ebrei.

Ci sono due zone delimitate, presso il Muro Occidentale, una per gli uomini e una per le donne, per cui è possibile osservare i fedeli in preghiera da una certa distanza, ma raggiungere solo la porzione di muro destinata ai fedeli dello stesso sesso.

Tra le fessure del Muro del Pianto i fedeli lasciano le loro preghiere, scritte su foglietti bianchi affidate alla fede in un Dio troppo grande, per poterne pronunciare il Nome.

Durante lo Shabbat, il giorno di riposo (giorno solenne) per gli ebrei, quasi nessuna azione è permessa, ma tra quelle consentite ci sono dello studio della Torah, del Talmud, e dei Midrash (interpretazioni della Scrittura) e la preghiera al Muro del Pianto.

C si ritrova davanti al Muro anche per intonare le Selichot (preghiere penitenziali) all’alba dello Yom Kippur, il giorno della penitenza (giorno dell’espiazione), festività più santa del calendario ebraico.

Passeggiata sulle mura della Città

Uno dei modi migliori per vedere Gerusalemme e tutte le meraviglie architettoniche dell’Islamismo, Ebraismo e Cristianesimo che rendono questo luogo tanto speciale (dalle cupole dorate delle Moschee, ai profili delle Chiese in pietra chiara), è passeggiare sulle Mura della Città Vecchia, Ramparts Walk, (fatte costruire circa mezzo millennio fa da Solimano il Magnifico), e godersi lo spettacolo di una vista impareggiabile su Jerusalem, da un punto di vista speciale e privilegiato.

Il tour parte dalla Porta di Jaffa e si conclude, a seconda della direzione che prenderete e del tempo che avrete per godervi questa passeggiata bellissima, alle altre “porte” della Città: Porta di Erode, Porta Nuova, Porta dei Leoni, Porta del Letame e Porta Sion, oppure potrete arrivare fino alla Roman Plaza.

Sebbene si possa percorrere questa “passerella sui tetti” di Gerusalemme a partire dalle 9:00 di mattina, il periodo migliore è sicuramente al pomeriggio, prima del tramonto e di una serata da passare in un ristorantino tipico della città. Ma attenti agli orari: a seconda dei giorni della settimana e del periodo dell’anno, la Mura potrebbero essere accessibili fino alle 14:00 (di solito il venerdì), alle 16:00 o alle 18:00.

Yad Vashem

La storia tragica degli Ebrei nei campi di sterminio ce l’ho cucita addosso, come una stella di Davide, appuntata sul cuore. Quando a scuola l’insegnante affrontava il capitolo sull’Olocausto (Shoah), io me ne stavo raggelata e muta, zitta come un pesce, non solo al pensiero che le parole di quella donna dietro la cattedra non potessero minimamente rendere l’idea del delirio e del declino dell’Umanità in quella voragine malefica che è stata la persecuzione degli ebrei, e di tanti altri gruppi etnici e minoranze, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, ma anche e soprattutto perché in cuor mio avevo impresse le parole di Primo Levi, la tenacia di Simon Wiesenthal, gli studi della Arendt, che aveva definito la barbarie della “soluzione finale” come la “banalità del male”, dando a intendere quanto, lo sterminio avvenuto e perpetrato dai tedeschi a metà degli anni ’40 del secolo scorso, fosse nient’altro che una inconsapevole noncuranza delle proprie azioni, un atteggiamento cinico e insofferente dell’Uomo in genere, non di uno specifico criminale. Facendo di tutti noi, di fatto, dei complici, dei testimoni, dei codardi, dei potenziali assassini.

E se ci pensate, vi tremano i polsi, vi sanguina il cuore.

Visitare lo Yad Vashem, ripercorrere la storia delle persecuzioni, fino all’annientamento finale, è qualcosa che tocca profondamente e che fa pensare. Passeggiare nel Giardino dei Giusti (dei Giusti tra le Nazioni), tra gli alberi piantati in Terra Santa in ricordo degli uomini e delle donne che, pur non essendo di religione ebraica, salvarono bambini, madri, uomini destinati a campi di sterminio, è un’emozione grande da contenere. Tra questi, anche l’albero di Schindler, la cui storia ci è arrivata dal film d Spielberg, e quelli di Perlasca e Gino Bartali, il noto ciclista che trasportò sulla sua bici documenti falsi per salvare un gruppo di ebrei.

Voi non potete saperlo, ma penso di aver letto tutte le biografie dei sopravvisuti, visto tutti i documentari sul tema, studiato le vicende di quelli che non ce l’hanno fatta, di quelli che hanno lasciato messaggi e indagato sulla follia di una generazione, perché non riuscivo a trovare risposta. E non ne ho mai trovata, né mai ne troverò.

Non sono ebrea, non ho mai pensato di poter avvicinarmi alla religione ebraica, eppure con il popolo ebraico da sempre sento un legame, probabilmente di vicinanza per le terribili vicende accadute, e per un senso di impotenza e rabbia che posso, seppur minimamente comparare, condividere con chi è uscito da quei lager, con chi gli è succeduto.

Sapevo che il mio nome, Sara, è un nome di origine ebraica, ma non sapevo qualcosa che durante la visita allo Yad Vashem mi ha sconvolta e lasciato senza fiato. La nostra guida ci ha infatti raccontato che, quando le persecuzioni verso gli ebrei iniziarono a metà del ‘900, fu fatto l’obbligo a tutti quelli di religione ebraica di cambiare nome sui documenti e di assumere un nome diverso, rispetto a quello di nascita, in modo che le autorità potessero facilmente individuarli.

Tutti gli uomini ebrei destinati ai campi di sterminio presero il nome di Israel.

Tutte le donne, Sara.

Così, al pensiero che una intera generazione di madri e figlie avesse dovuto assumere il mio stesso nome, prima che fosse cancellata senza logiche, con brutale ferocia, spazzata via da questo mondo come una nuvola di carta, mi ha legato a loro più fortemente. Oltre che a farmi male e a lasciarmi un senso di spaesamento e dolore totale.

Lo Yad Vashem non è un museo, ma una casa.

La casa di circa 6 milioni di anime, che riposano sulle colline verdi di Gerusalemme, in uno spazio luminoso e immerso nel silenzio, che un giorno o l’altro dovreste visitare.

Il nostro viaggio si è concluso così, con gli occhi colmi di bellezza, il cuore vinto dal pianto, la promessa di tornare a visitare la Terra Santa, di atterrare di nuovo a Israele, di vedere finalmente un giorno, sulle stesse pietre dove troppi profeti hanno incrociato i passi, un sigillo di pace.

Il bellissimo video di Human Safari, del nostro viaggio a Gerusalemme


Viaggio in collaborazione con VisitIsrael e Skyscanner

Sara Izzi

Writer / Travel & Lifestyle blogger / Published by National Geographic, EL PAIS, La Repubblica, Huffington Post, ELLE, Forbes... On Instagram: @sara_izzi

1 Comment

  • Reply August 31, 2017

    Emanuela

    Ci hai fatto venire voglia di andare!

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