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Il Cammino Materano: 170 Km da Bari a Matera

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Come organizzare il Cammino Materano e tutto quello che c’è da sapere per vivere al meglio questo viaggio a passi lenti di grande emozione. A piedi lungo la Via Peuceta, dal cuore sacro di Bari ai Sassi UNESCO di Matera.

Se state pensando di fare il Cammino materano e cercate tutte le informazioni necessarie per realizzare quest’avventura straordinaria, siete nel posto giusto! Io il mio cammino materano l’ho fatto da sola (anche se sempre insieme a voi) nel luglio 2021, con il primo passo fatto nel giorno del mio 29esimo compleanno. A tutte le donne che, come me, avrebbero voglia di partire da sole – per ascoltarsi, prendersi del tempo, cambiare prospettiva e respirare un po’ – dico di farlo in tutta tranquillità. Non c’è occasione più serena di questa per sentirsi in pace e io, in 7 giorni di viaggio, non mi sono mai sentita in pericolo, ma anzi, al contrario, sempre coccolata e ascoltata.

A tutti gli altri e le altre dico di farlo e basta, perché un cammino insegna un modo nuovo di stare al mondo, più rispettoso e autentico, ed è un “modo” che torna a casa con noi, nello zaino con la roba da lavare. A ogni passo si ritrova un pezzo di sé, impresa che è una fatica ma anche una di quelle cose fondamentali che, di tanto in tanto, dobbiamo imparare a concederci.

Se state organizzando il cammino materano, spero questa guida lungo le tappe della Via Peuceta vi torni utile e, anche se non partirete subito, possa rimanere lì, tra i vostri appunti, a ricordarvi che c’è una partenza che aspetta di essere vissuta.

Le tappe del Cammino Materano

BARI / PARTENZA

E tutto si era svolto in quella trama di strade squadrate e regolari nelle quali, in certi pomeriggi deserti d’estate, quando c’era il maestrale, e l’aria era nitida, ogni angolo sembrava il punto di fuga verso un infinito pieno di promesse. Gianrico Carofiglio.

Bari è stata una sorpresa inaspettata. L’avevo vista anni fa, ma non la ricordavo tanto piena di fascino e culture, al plurale sì. Si dice che a Bari nessuno sia straniero, perché dalla sua fondazione, durante l’Età del Bronzo (2000 a.C.) e fino a noi, è stata governata dai popoli più diversi, alcuni vicini, altri provenienti dal lontano Oriente: ostrogoti, longobardi, bizantini e saraceni, per dirne alcuni. 

Ma il fun fact che forse ha segnato di più la storia dell’intera città è questo: nel 1087 (quando Bari era governata dai normanni, che avevano da poco cacciato i bizantini) un gruppo di 62 marinai baresi partì per Myra (oggi Turchia) con l’obiettivo di trafugare le reliquie di San Nicola (Santo Patrono della città, veneratissimo) e sottrarle ai musulmani. Riuscirono ad accaparrarsene una parte e, tornati in città, iniziò la costruzione della Basilica di San Nicola, per poterle custodire. Un’altra parte delle reliquie se la aggiudicarono i veneziani, che le custodiscono nella Chiesa di San Nicoletto al Lido di Venezia. Ma ci sono reliquie di San Nicola anche a Rimini, Saint-Nicolas-de port (Francia), Bucarest e Volos (Grecia). Ai baresi di tutto questo importa poco e vanno dritti per la loro strada di fede.

I viandanti e le viandanti sappiano anche che Bari è da sempre stata meta di pellegrinaggi, perché collegamento tra Roma e Gerusalemme.

Nota bene: L’uscita da Bari, quindi il primo tratto del cammino, è la parte più brutta dell’intero percorso (come sempre accade per l’uscita dalle città): si attraversa una strada statale camminando per qualche chilometro lungo il ciglio, senza un marciapiede.

In più, non è raro trovare spazzatura ai lati della strada, spesso bruciata. Per questo potrà capitarvi di incrociare anche frigoriferi, TV o mobili. Allontanandovi dalla città, comunque, capiterà sempre più di rado.

Cosa vedere a Bari
  • Via dell’Arco Basso, anche detta “via delle orecchiette“: forse la più famosa della città. Ci trovate le signore baresi a impastare orecchiette senza sosta e vendere taralli e pasta fresca su sfondo panni stesi al vento.
  • Cattedrale di San Sabino e Basilica di San Nicola: entrambe in Bari Vecchia e a pochissimi passi di distanza l’una dall’altra.
  • Arco Meraviglia: costruito, secondo la leggenda, per unire due amanti le cui famiglie erano rivali (stile Romeo e Giulietta). In realtà si tratta di un arco costruito per collegare due abitazioni medievali, entrambe appartenente alla ricca famiglia milanese dei Maraviglia.
  • N’ dèrr’a la lanze (letteralmente “ai piedi delle barche”: il mercato del pesce di Bari. Se ci passate la mattina sentirete i pescatori urlare tornando con le loro barche e sbattere il polpo sulla riva, per rendere la sua carne più morbida.
  • Mura della città vecchia, sulle quali godersi una bella passeggiata tra mare e case antiche
Cosa assaggiare a Bari
  • Una Peroni (la “birra di Bari”) a El Chiringuito, un chioschetto proprio accanto al mercato N’ dèrr’a la lanze;
  • La focaccia barese (pomodorini, olive e, ça va sans dire, olio) al panificio Fiore e al panificio Santa Rita;
  • I taralli: li potete comprare dalle signore nella via delle orecchiette;
  • Un aperitivo con panzerotti e scagliozze (rettangoli di polenta fritta) sotto le lucine di Largo Albicocca;
  • Un bel piatto di orecchiette al ristorante Le Arpie;
  • La zuppa di cicerchie al ristorante La Uascezze.

BITETTO / TAPPA 1

Prima tappa del cammino materano è Bitetto. Anche Bitetto, come Bari, è una città antichissima: secondo i corredi funerari ritrovati nel territorio circostante, Bitetto esisteva già nel IV secolo a. C. In ogni caso, sappiamo che dal XI secolo fu sede vescovile mentre in epoca normanna venne in parte accorpata ad Altamura, che stava nascendo e dove molti abitanti di Bitetto si trasferirono. Con gli Angioini, Bitetto divenne uno dei centri più sviluppati della zona per essere poi saccheggiata nel 1300 da truppe di ungheresi e passare di dominazione in dominazione. L’instabilità politica, oltre alla peste e alla carestia, peggiorarono le condizioni di vita degli abitanti e, dal punto di vista demografico, Bitetto si riprenderà solo nel corso dell’Ottocento.

Oggi Bitetto è una cittadina molto tranquilla e un gioiellino da passeggiare e respirare lentamente. Ester, la referente di tappa, saprà contribuire a farvi amare questo posto.

Cosa vedere a Bitetto

LUNGO IL PERCORSO:

  • Santuario della Madonna della Grotta: un antichissimo santuario rupestre che ospitò San Corrado di Baviera che si ritirò lì da eremita di ritorno dalla Prima Crociata;
  • Casale Medievale di Balsignano: un insediamento rurale di età bizantina (X-XI sec.) se non addirittura precedente (VIII sec.) all’interno delle cui mura si trovano tombe, il castello, il cenobio benedettino, la chiesetta di Santa Maria e la Chiesa di San Felice. Quando sono passata io il sito era aperto solo sabato e domenica e nel prezzo del biglietto (5€) era compresa anche la visita guidata. Un posticino che non conoscevo, ma che mi è piaciuto troppo. Vale proprio la pena.

A BITETTO:

  • Cattedrale di San Michele Arcangelo: cosa preferita della Cattedrale, la cupola che si vedere già a qualche chilometro di distanza;
  • Sedile: di fronte alla Cattedrale si trova l’antica sede del Comune. Sulla sinistra fate attenzione alla testa di leone: lì venivano incatenati i condannati esposti al pubblico ludibrio;
  • Santa Maria La Veterana: famosa per i suoi affreschi di scuola giottesca;
  • Santuario dedicato al culto del Beato Giacomo: dentro ci trovate le reliquie del Beato Giacomo di Zara, quasi perfettamente intatte. Fanno un po’ senso ma vanno visitate;
  • Museo della Devozione e del Lavoro: un museo tutto fatto di oggetti donati e che riproduce diversi spazi (le cucine, la scuola, il parrucchiere, per dirne qualcuno) per raccontare la vita della popolazione locale del passato.
Da assaggiare a Bitetto
  • Un aperitivo con l’oliva termite DOP, tipica di Bitetto (ve ne accorgerete percorrendo gli uliveti nei dintorni);
  • Ricette tipiche pugliesi da Beth Et Terra e Gusto o da Dorotea La Spaghetteria.

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CASSANO – TAPPA 2

Cassano delle Murge si trova all’ingresso del Parco dell’Alta Murgia. Per arrivarci, attraverserete colline e colline di uliveti, accompagnati dal suono delle cicale. L’origine della città sembrerebbe romana, tesi avvalorata anche dal ritrovamento del mosaico di una domus all’interno di Palazzo Miani Perotti.

Cassano è fatta di vicoletti stretti con nonni seduti di fronte alle porte di casa, panni stesi e fiori che pendono dai balconi. Perdetevi nelle sue vie e ritrovatevi nei cortili interni o sotto case torri e poi godetevi un po’ di quel tempo lento che la Puglia sa regalare. Cassano non è quasi per niente turistica e, per questo, rimane così autentica e sincera. Non aspettatevi il Carnevale di Rio, ma molta molta tranquillità.

Cosa vedere a Cassano delle Murge
  • Santuario di Santa Maria degli Angeli: si trova poco fuori dal centro storico di Cassano, sulla cima di una collina proprio lungo il percorso del cammino materano. Dal Santuario si gode di una vista sugli uliveti e sulla natura intorno.

La leggenda racconta che questo Santuario fu costruito nel 1250 proprio nel luogo in cui, sulla parete di una grotta, venne trovato un affresco raffigurante la Madonna degli Angeli.

Cosa assaggiare a Cassano delle Murge
  • Il cece nero di Cassano, presidio Slow Food;
  • Una bella cenetta da Trattoria Calabria La Tradizione (chiamate prima, perché spesso la proprietaria cucina solo su richiesta; +39 3203176258) o da Pizzeria Al Vecchio Arco, chiedendo di farvi provare qualche piatto tipico della zona.

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SANTERAMO IN COLLE / TAPPA 3

Santeramo in Colle a me è sembrata un’oasi di pace. A differenza di Cassano è molto più piena di vita e di dinamiche di quartiere, con le botteghe artigiane, i negozi di alimentari sempre pieni e le panchine del centro costantemente presidiate dai vecchietti della zona.

Come racconta il suo nome, Santeramo si trova sul gradino più alto dell’altopiano della Murgia, a 500 metri sul livello del mare (metri che, se farete il cammino, dovrete salire ma la meta vale la fatica). Vi sarà impossibile non notare l’incredibile numero di macellerie del centro storico. Si chiamano “fornelli pronti” e sono un’istituzione in tutta la Puglia. Si tratta di macellerie storiche che di giorno vendono carne al dettaglio e di sera diventano delle osterie molto molto spartane, grigliando carne alla buona per chi voglia fermarsi a cena.

Cosa vedere a Santeramo in Colle

LUNGO IL PERCORSO:

  • Masseria Ruotolo: un bio-agriturismo pieno di animali (asini, maiali, cavalli, pavoni, caprette e chi più ne ha più ne metta) dove non fermarsi per uno spuntino è davvero un peccato.

A SANTERAMO:

  • Palazzo Marchesale: datato 1576 e voluto dal marchese Ottavio Caracciolo. Conserva la struttura originaria e oggi ospita mostre ed eventi culturali.
Cosa assaggiare a Santeramo in Colle
  • Le frattaglie: le parti meno nobili di agnello, maiale e vitello
  • La carne di cavallo: diffusissima in Puglia (io non la amo né come gusto né come idea ma sappiate che è un’istituzione)
  • Le bombette: fagottini di capocollo di maiale ripieni di pecorino, prezzemolo, sale e pepe
  • Le brasciole: involtini di carne di cavallo o vitello farciti con aglio, prezzemolo, lardo e pecorino
  • Gli gnumredd: bocconcini di interiora o fegato di agnello e capretto legati in budello
  • La zampina: salsiccia di carne mista tritata arrotolata e condita con pecorino, basilico, pomodoro, sale e pepe.

Li trovate in praticamente tutti i “fornelli pronti” ma, se volete andare sul sicuro, potete scegliere la Braceria Mimmo e Valeria.

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ALTAMURA – TAPPA 4

Premessa: Altamura piezz’ ‘e còre. La puntavo da anni e infatti non mi ha delusa nemmeno un po’. Vivissima ma mai caotica; pugliese verace ma dall’animo nobile; sincera e piena di cose da scoprire (e assaggiare, che ve lo dico a fare).

La vita ad Altamura esisteva già 150.000 anni fa e lo dimostra la scoperta dell’uomo di Altamura, uno scheletro di Neanderthal ritrovato praticamente intatto all’interno di una grotta poco distante dal centro storico. Ma la storia più recente è legata all’Imperatore Federico II di Svevia che dal 1232 la fa rinascere costruendo molti degli edifici ancora visibili oggi, come l’imponente Cattedrale. Con Federico II arrivarono greci, arabi ed ebrei, che andarono ad abitare i claustri dell’antico borgo medievale, delle piazzette chiuse su cui si affacciano ancora oggi le case, come dei cortili interni ma aperti su un lato. Perdetevi nelle vie della città per vederli: oggi se ne contano circa 80, uno più affascinante dell’altro.

Cosa vedere ad Altamura

LUNGO IL PERCORSO:

  • Cava Pontrelli: una cava, appunto, dove sono state ritrovate (casualmente, tra l’altro) 30.000 impronte di dinosauri risalenti a 70-80 milioni di anni fa;
  • Fornello: un insediamento rupestre di 25 unità, alcune collegate tra loro, che serviva al riposo di greggi e pastori. Vicino a Cava Pontrelli;
  • Masseria Scalera: che dal ’91 presidia la zona, in gran parte deserta. Quando i proprietari l’hanno acquistato, il posto era utilizzato per smontare auto rubate. Oggi Vito, la moglie e la figlia allevano animali e producono formaggi che vendono solo lì. Se passate godetevi un tagliere e un bicchiere di vino.

AD ALTAMURA:

  • La Cattedrale di Santa Maria Assunta, voluta da Federico II vista la sua grande devozione verso la Madonna dell’Assunta, e il Museo Diocesano;
  • La Chiesa di San Nicola dei Greci con il suo portale cinquecentesco e la vicina Chiesa di San Biagio;
  • Il Museo dell’Uomo di Altamura: che ripercorre la scoperta dell’uomo di Altamura e la storia degli uomini primitivi, in generale;
  • Il Museo Archeologico Nazionale se volete vedere una ricostruzione scientifico-artistica a grandezza naturale di come sarebbe dovuto essere l’uomo di Altamura (basandosi, ovviamente, sullo scheletro ritrovato);
  • I vicoli, i claustri e le piazzette nei quali perdervi.
Cosa assaggiare ad Altamura

Ad Altamura c’è quello che potrebbe ufficialmente diventare il mio ristorante preferito dell’universo mondo: Osteria Pein Assutt dove ho mangiato come un bue (e benissimo) e pagato niente. 5 antipasti, 2 primi, 1 secondo con contorno, 1/2l vino, 1 acqua, 1 amaro: 8€. Sicuramente perché ero una pellegrina ma comunque vale una cena, se non due o tre o quattro o tutte quelle della nostra vita. Posto tipico, molto alla buona e accogliente come pochi.

  • Il pane di Altamura DOP e la focaccia all’Antico Forno Santa Chiara. Perché lo sappiate, il pane di Altamura è alla base dell’alimentazione delle popolazioni altomurgiane. In origine era preparato in casa in pezzi da almeno mezzo chilo e poi cotto in forni pubblici. Per questo ogni pagnotta veniva marchiata con un timbro con le iniziali del capo famiglia. Si mantiene fragrante per due settimane, lo stesso tempo che contadini e pastori passavano fuori casa quando facevano “la quindicina” in campagna.
  • Le “tette delle monache” alla Pasticceria Monastero Di Santa Chiara: un dolce tipico di Altamura nato da una tradizione delle suore Clarisse, che usavano preparare i cosiddetti “sospiretti delle monache”, dolci a base di pan di Spagna farciti di crema.

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GRAVINA IN PUGLIA / TAPPA 5

Gravina a me ha rubato il cuore. Il paesaggio è molto simile a quello di Matera con la differenza che la gravina (cioè il canyon scavato dal torrente) su cui sorge Gravina è piena di vegetazione (alberi voluti e piantati da Federico II) mentre quella di Matera è quasi totalmente brulla e arida.

Anche Gravina, come Matera, ha un’anima rupestre. Sotto ogni palazzo che oggi vediamo, infatti, dobbiamo immaginare una grotta perché tutto quello che è stato costruito a Gravina è stato ottenuto scavando la calcarenite, una roccia che si è originata secoli e secoli fa, in mare, e ancora oggi ricca di conchiglie e detriti marini. A portare sfarzo e ricchezza a Gravina fu la ricchissima famiglia Orsini che riempì la città di monumenti e la mise al centro di dinamiche politiche ed economiche. Forse il cognome Orsini non vi suonerà nuovo perché nel 1724 fu proprio un appartenente a questa famiglia, Pier Francesco Orsini, a diventare papa con il nome di Benedetto XIII (vedrete una sua statua anche fuori dalla Concattedrale).

Cosa vedere a Gravina in Puglia
  • Il Ponte Acquedotto che sovrasta la gravina. Attraversatelo e godetevi la vista sulla città;
  • La zona di Madonna della Stella: una volta superato il Ponte Acquedotto, muovendovi dalla città verso l’esterno, girate a sinistra percorrendo per pochi metri via Madonna della Stella. Superate il Madonna della Stella Resort e dopo poco scendete sulle rocce sulla sinistra. Dovreste vedere un cancelletto e dei gradoni irregolari. Così potrete scendere nel sito rupestre e vedere grotte e chiese dove sorgeva, in origine, l’antica Gravina;
  • Gravina sotterranea: esperienza da fare sicuramente. Una visita guidata di circa 1h30 nelle grotte sotterranee di Gravina dove è contenuta tutta la storia della città;
  • La Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta;
  • La chiesa rupestre di San Michele: quando sono stata a Gravina io era chiusa ma comunque è una bella passeggiatina quella fino alla chiesa.
Da assaggiare a Gravina in Puglia
  • Cucina tipica da Osteria Cucco
  • Una bella pizza da Al Vecchio Crapo

PICCIANO / TAPPA 6

Picciano non c’è un borgo ma “solo” un Santuario, tantissima incredibile natura e la Masseria La Fiorita, un’oasi di pace, silenzio e ospitalità dove potrete dormire, mangiare e rilassarvi. I padroni di casa sono squisiti e, se passate in zona, sono certa quello sarà il ricordo più bello che porterete con voi. Questa parte di cammino è la più difficile quindi partite ben attrezzat*.

MATERA / TAPPA 7

Delle città dove sono stato, Matera è quella che mi sorride di più, quella che vedo meglio ancora, attraverso un velo di poesia e di malinconia. Giovanni Pascoli – che a Matera ha insegnato al Liceo classico dal 1882 al 1884.

Che Matera sia un capolavoro non devo dirvelo io. La sua storia è così lunga, ricca e complessa che riassumerla qui in poche righe sarebbe un peccato. Un po’ di spunti, però, voglio darveli:

  • Matera ha una storia antichissima che da sempre racconta un forte legame tra natura e uomo. L’uomo ha saputo utilizzare le poche risorse disponibili per vivere, scavando nella calcarenite per creare case, luoghi di culto e luoghi di servizio. Per questo motivo Matera è stata nominata Patrimonio dell’Umanità UNESCO;
  • A proposito di calcarenite, si dice spesso che Matera sia composta da tufo ma in realtà il tufo è una pietra vulcanica mentre quella che forma Matera è una pietra nata secoli e secoli fa, dall’accumulo di detriti sul fondali marini. Ancora oggi, camminando per le vie della città, potrete intravvedere conchiglie e gusci di animali marini all’interno dei muri;
  • Sempre camminando lungo le vie della città, notate come spuntino dal piano della strada dei camini. Questo perché a Matera le case sono addossate le une sulle altre e spesso una strada è anche il tetto di una casa sottostante;
  • Tenete gli occhi aperti anche verso l’alto: noterete che molte tegole siano sorrette da ossa di animali. Questo perché i vecchi abitanti dei Sassi di Matera, perlopiù contadini e pastori, riutilizzavano qualsiasi materiale disponibile in natura avendo, tra l’altro, poche risorse economiche.

Nonostante le sue origini antichissime, la storia che più mi ha colpita è quella moderna. Fino agli anni ’50 i Sassi erano abitati da famiglie di contadini e pastori, poverissime e tagliate fuori dalla storia tanto da utilizzare ancora attrezzi da lavoro risalenti al neolitico. Mentre fino all’Alto Medioevo Matera era stata una città ricca e importante, negli anni successivi nobiltà, ceto medio e commerci si erano spostati a Potenza, lasciando Matera e i suoi abitanti più poveri totalmente isolati.

Le condizioni nei Sassi erano terribili: oltre 20.000 persone vivevano in grotte umide e insalubri, per la maggior parte considerate assolutamente non abitabili. In una grotta vivevano insieme anche fino a 11 persone, animali compresi. Chi aveva grotte più grandi, difficili da scaldare e molto umide, metteva la stalla con gli animali al centro per approfittare del loro calore. Le cose cambiano quando nel 1945 Carlo Levi scrive il suo Cristo si è fermato a Eboli, denunciando le condizioni di vita di chi abitava i Sassi e portandole nel discorso pubblico. Levi, tra le tante testimonianze fortissime, scrive che i bambini battevano i denti dalla febbre ed erano ricoperti di mosche ma avevano smesso di scacciarle per quanto erano abituati. La mortalità infantile era del 50%.

Nel 1952 De Gasperi impone lo sfollamento di 2/3 dei Sassi, trasferendone gli abitanti in nuovi nuclei abitativi costruiti ad hoc in rioni poco lontani. Il progetto, fortemente voluto da Adriano Olivetti, era quello di rendere contadini e pastori piccoli imprenditori terrieri, organizzandoli in cooperative e dando loro gli strumenti necessari. Ma il piano non funzionò. Molti emigrarono; altri diventarono dipendenti pubblici, in particolare nell’edilizia. Anche i Sassi vennero abbandonati e dimenticati per lungo tempo, lasciati al degrado e all’occupazione clandestina.

Solo molti anni dopo, grazie al lavoro di associazioni ed enti pubblici, i Sassi sono stati recuperati e sono la meraviglia che oggi vediamo. La parte alta (quella con il Duomo) è la Civita, la parte più antica. Da una parte e dell’altra della Civita ci sono i due Sassi, il Caveoso (meno edificato e che conserva ancora alcune grotte mai lavorate, che danno l’idea di cosa dovessero essere quelle abitazioni in origine) e il Barisano.

Cosa vedere a Matera
  • La vista dal Belvedere Luigi Guerricchio, dal Belvedere Piazzetta Pascoli e dalla Chiesa di San Pietro Barisano;
  • Il Palombaro Lungo: una cisterna scavata a partire dal XVI secolo per conservare le abbondanti acque sorgive della zona. Può contenere fino a 5 milioni di litri;
  • La Casa Grotta con la sua chiesa rupestre: un’antica grotta, abitata fino al ’56 da una famiglia di 11 persone e ancora tradizionalmente arredata. La visita dura circa 10 minuti;
  • Visita guidata: io l’ho fatta in orario serale (18-20, perfetto per evitare il caldo afoso delle giornate estive), mi sono trovata benissimo e la consiglio senza ombra di dubbio;
  • Casa Noha: un bene FAI nel centro di Matera. La visita si compone di un documentario di circa 30′ che illustra alla perfezione l’intera storia della città. Fondamentale per capire l’anima di Matera;
  • Murgia Timone: si tratta della parte di Parco della Murgia Materana proprio di fronte alla città. Attraversate il Ponte Tibetano e salite fino al Belvedere Murgia Timone. Evitate le ore centrali del giorno, il caldo è tostissimo, ma approfittate del tramonto per vedere la città illuminarsi con un solo colpo d’occhio. Nel parco ci sono anche moltissime chiese rupestri. Quando sono andata io erano chiuse ma, quando le apriranno, io approfitterei per visitarle con una guida. Chi organizza i tour nei Sassi li organizza anche nel parco.
Dove mangiare a Matera
  • Una cosa al volo alla Nocelleria di Piazza San Giovanni
  • Una cenetta local all’Osteria Malatesta
  • Un pranzo o una cena nel pieno dei Sassi di Matera da Materamì
  • Trattoria del Caveoso per un dehor top
  • La grotta nei Sassi per uno dei panorami più pazzeschi che ci siano (e per le orecchiette al grano arso)

PRIMO PASSO / Informazioni sul Cammino Materano

Cos’è il Cammino Materano

Il cammino materano è un percorso fatto di 6 vie, alla scoperta del Sud Italia più autentico, con tutto il calore di chi lo abita, secoli di storia e una quantità di bontà che, sono sicura, potrete immaginare benissimo. Non per altro, l’unica cosa che vi sentirete ripetere lungo tutto il percorso è che “quello materano è l’unico cammino dove invece di dimagrire si ingrassa“.

Per tutte le informazioni sul cammino: https://camminomaterano.it/

LE 6 VIE

Tutte le vie (quasi) del cammino materano portano a Matera ma hanno partenze, lunghezze e difficoltà diverse.

  • Via Peuceta (quella che ho percorso io – e che vi racconterò in questa guida – e anche la più famosa) – Da Bari a Matera – 168 km – 7 giorni – facile
  • Via Ellenica – Da Brindisi a Matera – 290 km – 7+7 giorni – facile
  • Via Sveva – Da Trani a Matera – 200 km – 8 giorni – media
  • Via Jonica – Da Leuca a Matera – 300 km – 10 giorni – media
  • Via Dauna – Da Termoli a Matera – 400 km – 22 giorni – media
  • Via Lucana – Da Matera a Paestum – 400 km – 22 giorni – media

LA VIA PEUCETA

Camminare, viaggiare con lentezza assecondando i ritmi della natura, è uno dei modi più sinceri che abbiamo per ritrovarci e metterci in ascolto dei nostri pensieri. La via Peuceta, però, è anche uno dei modi più sinceri che esistano per ritrovare la nostra storia e quella del sud del nostro Paese, attraversando ulivi, praterie, campi, masserie, cattedrali e borghi medievali, chiese rupestri, resti antichissimi, trulli e case, quelle fatte dell’ospitalità e del buon cibo che solo il nostro sud è capace di regalare.

LE TAPPE DELLA VIA PEUCETA

  1. Bari > Bitetto / 17 km
  2. Bitetto > Cassano delle Murge / 25 km
  3. Cassano delle Murge > Santeramo in Colle / 22 km
  4. Santeramo in Colle > Altamura / 24,5 km
  5. Altamura > Gravina in Puglia / 20 km
  6. Gravina in Puglia > Santuario di Santa Maria di Picciano / 30,3 km
  7. Santuario di Santa Maria di Picciano > Matera / 29,5 km

SECONDO PASSO / Il Cammino in pratica

Must have

  • La Bibbia del cammino materano è il libro Il cammino materano, di Terre di mezzo Edizioni. Lì troverete proprio tutto: dettagli delle tappe, contatti utili, tips pre-partenza, storie e curiosità e consigli su dove dormire e mangiare. Camminando tenetela a portata di mano perché spiega passo passo il territorio e i punti d’interesse.
  • Altro strumento utilissimo è l’app gratuita EasyWays che fornisce il GPS di una serie di itinerari a lunga percorrenza, compreso il cammino materano. Come EasyWays ci sono molte altre app ma io con questa mi sono trovata davvero bene.

Come funziona il cammino materano

La via Peuceta si percorre in 7 giorni. Ogni giorno è prevista una tappa e per ogni tappa esiste un/una referente in loco, uno più disponibile dell’altra e sempre pront* ad aiutare i/le viandanti per qualsiasi necessità (sappiate che, se doveste avere qualche intoppo lungo il percorso, ci sarà sempre qualcuno lì per montare in macchina e venirvi a recuperare).

Cammino materano: quando partire

La stagione perfetta per fare il cammino materano e percorrere la via Peuceta è la primavera. Intanto, perché la natura, in quei mesi, dà il meglio di sé. E poi perché le temperature sono ottimali. In caso decideste di partire in estate, vi consiglio di cominciare a camminare molto presto la mattina, intorno all’ora dell’alba (io partivo tra le 5:30 e le 6:00) così da evitarvi le ore in cui il sole batte di più. Molti vogliono fare il cammino materano ad agosto, ma le temperature potrebbero essere “fastidiose”. Copritevi la testa con un cappellino e mettete la crema solare, mi raccomando.

Cammino materano: dove dormire

Per ogni tappa esistono strutture convenzionate con il cammino che offrono prezzi molto convenienti ai pellegrini e alle pellegrine. È possibile scegliere tra diverse tipologie di alloggio ma, in linea generale, i prezzi vanno dai 20€ ai 40€ a notte.

  • Ospitalità domestica: si tratta di persone del posto che mettono a disposizione la loro casa per accogliere i pellegrini. Non hanno un costo fisso ma vanno a donativo e normalmente si tratta di una stanza o un appartamento con 2,3 o 4 posti letto. Nelle case in cui ho dormito io sono sempre stata da sola perché non c’erano altri viandanti in quelle notti ma può capitare, un po’ come in un ostello, di dover condividere gli spazi con altre persone. Normalmente non sono previsti pasti ma i padroni di casa mettono sempre a disposizione acqua, tè, caffè e qualcosina da mangiare per colazione o qualche spuntino.
  • Ospitalità religiosa: sono attività gestite da ordini religiosi che offrono camerate il cui prezzo si aggira intorno ai 15€ a notte.
  • B&B: sono presenti in ogni punto tappa e generalmente affittano la stanza e non il posto letto, con una media di prezzo che si aggira intorno ai 30€ per la singola, 50€ per la doppia, 60€ per la tripla.
  • Ostelli: camerate con letti a castello e bagno in comune con un prezzo che va dai 18€ ai 20€.

Sul solito “libro Bibbia” trovate l’intera lista delle strutture convenzionate e i contatti delle persone che mettono a disposizione le proprie case. Io vi consiglio di prenotare tutti i pernottamenti prima della partenza, specialmente quando si tratta di ospitalità domestica. Così date una mano nell’organizzazione ai proprietari di casa e voi siete a posto e avete un pensiero in meno.

Per il mio cammino io ho scelto di dormire qui:

  • Bari: ho preferito prenotare un hotel fuori dal circuito del cammino perché mi sono fermata in città per parecchi giorni. Se vi interessa si chiama Gatto Bianco Duchessa 
  • Bitetto: Casa Ester (ospitalità domestica, fantastica!) +39 3406051347
  • Cassano delle Murge: B&B Ca’ Felice, Paolo (ospitalità domestica) +39 3886074723
  • Santeramo in Colle: B&B Mimmo e Valeria – +39 3938881722
  • Altamura: B&B Antico Castello – +39 3687877859
  • Gravina in Puglia: B&B Duca Orsini – +39 3397943945
  • Picciano: Masseria La Fiorita – +39 3277084471; [email protected]
  • Matera: fermandomi qualche giorno ho optato per un Airbnb pazzesco: La stufetta.

A Matera, comunque, troverete tantissimi Airbnb da favola a ottimi prezzi e anche due strutture di cui vi ho raccontato: il Sextantio Le Grotte della Civita, nell’articolo sui 30 Hotel romantici in Italia e Ai Maestri Rooms&Cafè, nell’articolo sugli Hotel unici in Italia. Ve li consiglio tutti! 

Cammino materano: la segnaletica

Premessa: è impossibile perdersi (e se ve lo dico io che mi perdo anche in casa potete crederci). L’intero percorso della Vie Peuceta è tracciato benissimo e indicato dai colori verde e giallo, quelli ufficiali del cammino materano. Trovate le indicazioni come colori su muretti a secco e pareti, cartelli in legno, fascette appese agli alberi e frecce.

In più con l’aiuto del GPS di EasyWays non potete sbagliare. Vi consiglio di scaricarvi la mappa della tappa ogni mattina, prima di iniziare a camminare, per poterla usare anche offline in caso di punti senza segnale.

Cammino materano: dove mangiare

IN TAPPA

Come vi ho già detto, ma come capirete al primo passo, “moriremo ma non di fame” è il grido di battaglia di questo cammino. Di certo non farete fatica a trovare posti buonissimi (e con ottimi prezzi) dove fermarvi per recuperare le energie.

Anche in questo caso c’è una lista di ristoranti convenzionati con il cammino materano e che propone “Menù pellegrino” a 13-15€ che di solito comprende 4 antipasti, 1 primo e le bevande (a cui molto spesso si aggiungono altre “due cosss che hai camminat e devi mangiar“).

LUNGO IL CAMMINO

Tra una tappa e l’altra, lungo il cammino, è invece fondamentale portare con sé cibo e acqua. Questo perché solo in pochi casi si trovano punti di ristoro (di solito masserie) lungo la strada (ci sono, per esempio, nelle tappe Cassano-Santeramo e Santeramo-Altamura). Tutti i punti di ristoro sono indicati sulla solita Bibbia mentre nelle tappa (quindi nei borghi) sono sempre presenti fontanelle di acqua potabile. Io partivo ogni mattina con 3 litri di acqua fresca con me. Lo so, sono un peso, ma specialmente nella stagione calda sono fondamentali. In ogni caso, succede si incontrino contadini e pastori lungo la strada, alcuni di loro davvero molto disponibili. Se avete bisogno non esitate a chiedere.

UN TIP: molti consigliano di riempire la propria borraccia con del tè caldo. Subito sembra dissetare meno ma, in realtà, è molto meglio dell’acqua fresca.

Credenziali, timbri e Testimonium

Un po’ come per il cammino di Santiago, anche quello materano ha le sue credenziali. Si tratta di una sorta di passaporto, da riempire di timbri in ogni tappa. Una volta arrivati a Matera, se si dimostrerà di aver percorso almeno 100 km a piedi o 170 km in bicicletta, si potrà ritirare il proprio Testimonium (al costo di 3€).

Per richiedere le proprie credenziali è sufficiente compilare il modulo dedicato sul sito del cammino almeno 20 giorni prima della partenza. In caso, come me, organizziate tutto all’ultimo, potete scrivere una mail al comitato all’indirizzo [email protected] e poi recuperare le credenziali nella prima tappa, da Ester, che ha anche i timbri di Bari così non ve ne perdete nessuno.

Sulla Sacra Bibbia del cammino trovate anche l’elenco di tutti i posti (bar, musei, chiese, ristoranti, masserie, etc.) che hanno il loro timbro.

Cammino materano: cosa mettere nello zaino

  • Zaino: tra i 36 e i 40 litri è perfetto. Se riuscite a far stare tutto in meno spazio ancor meglio. Ricordate che tutto quel peso, poi, ve lo dovrete portare a spalle per 168 km. Controllate che lo zaino abbia la copertura antipioggia;
  • Scarpe da trekking perché è necessario abbiano il fondo non troppo liscio. Se le sopportate meglio alte così da tenere la caviglia ferma. FONDAMENTALE: non partite con le scarpe nuove o rischiate delle vesciche da piangere. Se le comprate apposta, camminateci dentro per almeno una cinquantina di chilometri prima di partire per ammorbidirle;
  • Infradito o ciabatte da doccia;
  • 3 paia di calzini da trekking antivescica (non di più tanto una volta in tappa potrete lavarli). Scegliete delle calze adatte, meglio se in lana o misto merino, traspiranti e facili da lavare;
  • Vicks Vaporub, ago e filo, cerotti, disinfettante per vesciche: queste cose serviranno per le vesciche. Un consiglio che mi hanno dato è quello di ungere il piede col Vicks la mattina prima di partire. Quando il Vicks si è assorbito tutto fermarsi, rispalmarlo, mettere un paio di calze asciutte e stendere quelle appena usate fuori dallo zaino ad asciugare. E via così fino ad arrivare in tappa. Questo evita la formazione di bolle. Se invece, nonostante tutto, le vesciche arrivano, uno dei consigli è quello di forarle con ago e filo e poi lasciarci il filo dentro in modo che la ferita si secchi velocemente e non si riformi un’altra bolla;
  • 3 paia di mutande (come prima, tanto si lavano in tappa);
  • 3 magliette tecniche o da running (e per le ragazze un paio di reggiseni sportivi). Preferite le t-shirt alle canotte così che le spalline dello zaino non freghino direttamente sulla pelle;
  • Essenziale: tagliaunghie, shampoo, bagnoschiuma, spazzolino e dentifricio, medicinali, spazzola;
  • 2 o 3 paia di pantaloni di trekking. Io, camminando in estate, ho sempre alternato un pantaloncino corto con un pinocchietto. In generale, non ci sono tratti con vegetazione fastidiosa per le gambe quindi i pantaloni corti vanno benone. La guida consiglia invece di preferirli lunghi proprio per evitare insetti e scottature. Fate una valutazione in base alla stagione e alla vostra sensibilità;
  • Mantella antipioggia;
  • Una giacca in pile se camminate in inverno;
  • Occhiali da sole, crema solare e cappellino, soprattutto se camminate in estate;
  • Borracce (almeno 2 o 3 litri d’acqua);
  • Sacco lenzuolo: io, dormendo tra ospitalità domestica e B&B non ne ho mai avuto bisogno ma pesa talmente poco che vale la pena infilarselo nello zaino;
  • Un telo doccia: meglio se in microfibra per occupare meno spazio. Anche questo io non l’ho mai usato ma sempre meglio averlo con sé;
  • Sapone di Marsiglia per lavare i panni in tappa: io questo non l’ho portato per evitare si sciogliesse e ho fatto bene perché ovunque io abbia dormito l’ho sempre trovato. Valutate voi anche in base a dove scegliete di dormire;
  • Qualche molletta per stendere se prevedete di dormire in tenda e non a casa;
  • Powerbank (se a energia solare meglio ancora), torcia e coltellino;
  • Sacchetto per i rifiuti;
  • Uno zaino piccolino per girare una volta arrivat* in tappa o in caso decidiate di farvi spedire il bagaglio alla tappa successiva e camminiate più leggeri (meglio evitare quelli con le spalline a cordicella, che danno più fastidio alla pelle);

Cammino materano: contatti utili

Come vi dicevo, ogni tappa ha il suo o la sua referente. Trovate tutti i contatti sul solito libro guida ma ve li ricapitolo anche qui, in caso aveste bisogno di qualsiasi cosa. Se avete curiosità, dubbi o domande non esitate a contattarli.

TERZO PASSO / Cosa sapere sul cammino materano

Bisogna essere allenati per fare il cammino materano?

Non è un cammino troppo difficile, secondo me perfetto per chi non ha mai fatto cammini prima e vuole provare qualcosa di non troppo strong.

Io sono partita senza un particolare allenamento ma 170 km non sono pochi ed è necessario essere abituati e abituate a muoversi, a camminare, a fare sforzi e a portare pesi. Per chi fa una vita molto sedentaria è bene abituare un po’ piedi e resistenza prima di partire.

Cammino materano in mountain bike?

Alcune strade sono proprio fatte per essere percorse a piedi. Tuttavia qualche ciclista l’ho incontrato e conosco persone che hanno affrontato la via Peuceta in bici.

Quanto tempo prima va organizzato il cammino?

Io l’ho organizzato in mezza giornata, nemmeno una settimana prima della partenza. Specialmente in primavera però, quando il cammino è più frequentato, è meglio muoversi con un po’ più di anticipo così da riuscire a prenotare gli alloggi senza troppi tentativi e a richiedere le credenziali con i 20 giorni di anticipo consigliati.

Il cammino materano in solitaria?

Io l’ho percorso da sola e non mi sono mai sentita in pericolo o in difficoltà. È un cammino molto tranquillo e sicuro, molto bene tracciato e circondato di persone estremamente disponibili.

QUARTO PASSO / Consigli sul cammino materano

DA LEGGERE prima del cammino materano

Spero che questa quida sul cammino materano vi sia utile e che vi porti a scoprire un pezzetto di Puglia meraviglioso, sui passi lenti che tanti camminatori, pensatori e viaggiatori prima di voi avranno percorso. Buon cammino, Giuli!


Se questo articolo vi è stato utile, potreste anche essere interessati a scoprire le nostre guide su cosa vedere a Matera, sulle 20 Masserie pugliesi più belle, sui 20 Trulli della Valle d’Itria sorprendenti, sugli Agriturismi a Fasano e dintorni o su dove fare trekking in Italia.

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