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Visita alla Cosmic House di Londra: avamposto del Postmodernismo

Riapre la Cosmic House di Londra: un viaggio tra Scienza, Cosmologia, architettura simbolica ed eclettiche esplorazioni d’autore.

Non avrete mai sentito parlare della Cosmic House di Londra, eppure, il Postmodernismo è stato teorizzato qui: nella residenza londinese (da poco riaperta al pubblico) dell’architetto americano Charles Jencks. Noi vi ci portiamo in esclusiva, in un viaggio fra Scienza, Cosmologia, architettura simbolica ed eclettiche esplorazioni d’autore.

Potremmo pensare alla Cosmic House di Londra come all’esperimento (riuscito) di porre Passato e Presente sullo stesso filo della comunicazione, tenuti in equilibrio da strumenti fondamentali come Kitsch e ironia. Classicismo, Pop, Post-Modernismo e contemporaneità si incontrano, in questa residenza del quartiere di Kensington, da poco riaperta al pubblico. Noi ci siamo stati in un bellissimo pomeriggio di ottobre, quando l’autunno inizia a calare il suo manto scintillante di aranci e azzurrini tersi sui viali spazzolati di una delle metropoli più affascinanti del mondo.

Realizzata tra il 1978 e il 1983 da Charles Jencks, insieme a Maggie Keswick Jencks e all’architetto Sir Terry Farrell, la casa sovverte l’eleganza composta delle ville vittoriane circostanti, amplificandone i codici fino a renderli linguaggio critico.

Fin dall’ingresso, l’architettura si configura come una narrazione stratificata, dove ogni elemento, dalla scala ai soffitti, dai materiali agli arredi, dialoga con il corpo umano e con l’universo. Gli spazi interni si articolano attraverso cambi di livello, assi disallineati e prospettive oblique che guidano il visitatore in un percorso quasi onirico, pensato come un giardino narrativo settecentesco tradotto in forma domestica. La casa diventa così un dispositivo immersivo, in cui citazioni colte convivono con riferimenti pop, e dove l’ironia è parte integrante del progetto.

Straordinariamente conservata, The Cosmic House mantiene ancora oggi gran parte degli arredi e delle finiture originali, progettati su misura come parte di un unicum progettuale. I camini firmati da Michael Graves, la jacuzzi ideata da Piers Gough e le opere di Eduardo Paolozzi e Allen Jones sono elementi strutturali del discorso architettonico. Anche i contributi non realizzati, come la Spring Room progettata da Rem Koolhaas, testimoniano l’ambizione teorica del progetto.

Più che una casa, un Gesamtkunstwerk, in cui architettura, design e pensiero si fondono in una sintesi coerente. Come nella Sir John Soane’s House, a cui spesso viene accostata, lo spazio domestico diventa strumento pedagogico, archivio vivente e macchina narrativa. Qui, libri, diapositive e oggetti sono integrati nell’architettura attraverso dispositivi su misura, contribuendo a costruire un paesaggio intellettuale tanto quanto fisico.

Riconosciuta nel 2018 con la classificazione Grade I, massimo livello di tutela nel Regno Unito, la casa ha riaperto ad aprile 2026. Oggi, sotto la Jencks Foundation, continua a essere un laboratorio culturale, fedele alla visione originaria di Charles Jencks, scomparso nel 2019, e di Maggie Keswick Jencks, figura fondamentale nella definizione del progetto. The Cosmic House resta un caso unico, in cui l’abitare si fa teoria e il design diventa cosmologia tangibile. Una piccola gemma nascosta (forse l’ultima) della City. Non perdetela!

 

 

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