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Navighiamo a vista, verso nuove isole

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Ho pensato tanto all’editoriale di questo mese e spero quello di maggio non sarà così difficile da scrivere. Ci diciamo di aver sempre bisogno di tempo e poi, quando questo ci frana addosso con tutta la sua insostenibile mole, non sappiamo come stiparlo, dove impiegarlo e farlo stare tutto. Sembra sfuggirci comunque, pur diluito, rallentato; eccede copioso e zampillante, come la più inesauribile delle fontane. Così succede a me in questi giorni, che vorrei fare, ma non oso; vorrei dire ma non riesco a concentrare i pensieri; vorrei buttare giù due righe di quel racconto che avevo in mente, e d’un tratto sembra non ricordi più come si fa. A cucire le parole in fila e a farle stare ritte sulle punte, sopra il bianco del foglio. Le ore passano, e continuano ad andare in fretta, senza che abbia messo virgole e punti appresso a quel titolo provvisorio.

Così ho messo via i fogli e aperto un libro, chiamato un amico e cucinato come se avessi ospiti a tavola. Ho riletto storie che mi avevano appassionato, guardato un film che non avrei mai visto e preso lezioni da Margaret Atwood. Ho ricominciato a studiare e dal giardino tengo il conto degli uccelli di passaggio; ho visto le mie piante crescere e la luce del mattino disegnare fiori d’argento sullo specchio. Non conosco nessuno nel vicinato, ma ci siamo amati tutti alla finestra, durante l’applauso. Ho perso il primo compleanno di Leonardo, ma ero in videochiamata quando ha soffiato sulla torta; è stato come abbracciarlo. Faccio yoga tutti i giorni e tutti i giorni canto. Non ho mai avuto paura come adesso, ma non potrei essere più orgogliosa di quella che sono. E poi mi sento fortunata, fortunata tanto.

Quello che si vive è un tempo incerto. Non ci si può imporre di fare tutto, non ci si può rimproverare di fare niente. Ci si deve “aggiustare”, come direbbero gli inglesi, prendere le misure. Qualcuno rema, qualcuno tira il fiato. Sulla stessa barca, ognuno col suo battito.

Che, se volete, siamo ancora in viaggio. Seguendo una mappa tracciata a metà e che per il resto va disegnata insieme. Si naviga a vista, per ora, ma oltre le onde s’annida un mondo nuovo. Toccheremo terra e ricominceremo da capo, e ci sorprenderemo di quanto bisogno avremo l’uno dell’altra e rideremo, e faremo scherzi ancora e festa sotto le stelle.

Non prima di un cappuccino al bar, con quel via vai di forme sonnecchianti dirette al lavoro, il profumo di croissant sfornati di buon mattino e il sorriso dietro il bancone che chiede infallibile: “Il solito?”, che quello mi manca proprio.

Aspettando il vento in poppa,

alla via!

 

Sara


Editoriale, Aprile 2020

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  1. Dobbiamo vivere un giorno alla volta, assaporare ogni piccola cosa, coglierne le sfumature, riscoprire il
    bello dei piccoli gesti, di una quotidianità costruita nel tentativo di ricercare una normalità che ora ci è stata tolta: ma solo per ora! Tentiamo di essere fiduciosi nel futuro, cerchiamo di progettare, sognare, viaggiare con la fantasia; magari sfruttare questo tempo che ci è stato donato per riprendere progetti abbandonati, per perfezionarci, migliorarci. è difficile; alcuni giorni anche solo alzarsi dal letto sembra un’impresa; ma possiamo farcela, o almeno me ne voglio convincere.

    1. Un giorno alla volta, è proprio quello che dovremmo fare. E sistemarci nella nuova condizione, prendendoci il tempo per imparare o tornare ad amare qualcosa, e insieme sognare già la prossima meta. Un abbraccio grande Ilenia Maria. Ti auguro giornate di ri-scoperte meravigliose.

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