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Ai viaggiatori confinati, ma non di confine

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Sembra già passata una vita da quei buoni propositi che avevo tracciato a penna sulla mia agenda; quella che, come ogni anno, il 1 Gennaio profuma di buono. Una nuova decade di viaggi e avventure abbozzate tra le caselle vuote, stando attenta alla grafia (e col timore quasi di interrompere il bianco immacolato del foglio). Voli, coincidenze, ipotesi di fughe romantiche e weekend sul lago, long haul spericolati e vacanze esotiche… Sentirsi senza limiti e cittadini del mondo, e poi in un attimo percepire il peso di una territorialità troppo stretta, soffocante.

Il Coronavirus (COVID-19) ha in poco tempo riempito le caselle delle nostre agende di grigio, le ha scarabocchiate di paure, tenendole in sospeso.

E se viaggiare ci da l’occasione di cancellare i confini, quei “borders” tra noi e l’altro, di farci nuovi con consapevolezze che abbiamo acquisito altrove e che non avremmo mai pensato potessero farci star bene, appartenerci, anche solo fosse per un po’, questi giorni di incertezze ci hanno messi l’uno contro l’altro, dandoci l’illusione di poterci nascondere dietro frontiere che pure sono fatte d’aria, che per certo sono effimere, come effimera è l’idea di “nazionalità”.

Viaggiare ci fa “familiarizzare” con il mondo, nel senso di farlo “famiglia”, e quindi avvicinarlo, amarlo di più.

E, nonostante non ci siamo lasciati scoraggiare del tutto e il mondo lì fuori è ancora un meraviglioso richiamo, con la speranza che le caselle grigie sul calendario si esauriscano presto e che si torni ad abbozzare voli, coincidenze, ipotesi di fughe romantiche e weekend sul lago, abbraccio tutti quelli che sono in viaggio nonostante tutto, e tutti quelli che vorrebbero partire.

I viaggiatori confinati, ma non di confine.

 

Sara


Editoriale, Marzo 2020

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