Fruit Market Gallery @ Sara Izzi

Vivere a Edimburgo

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Trapassate le feste, le cene a casa con mamma e papà, le chiacchiere con mia sorella e i momenti da ricovero coatto per sopraggiunto esaurimento nervoso dolci con i miei nipoti. Lorenzo che cresce e ripete tutto [impastando la lingua] e Giorgia, un mese di vita appena, da tremare mentre la tengo fra le braccia. Ciampino-Edimburgo {neanche a dirlo: Ryanair} e rieccomi qua. Comincio a familiarizzare con gli spazi. Quasi a dargli confidenza. Attraverso The Meadows al mattino per andare a lavoro. Il parco è ancora coperto da un velo notturno, l’aria è azzurra, dopo il buio pesto. Faccio una sosta per un caffellatte bollente quando il bar è ancora vuoto e mi rimetto in strada. 100 m dall’ufficio. Il pass lampeggia, le porte si aprono, infilo le cuffie e scrivo, fino a che il sole (da leggersi: “cielo grigio”) non sarà di nuovo solo un pessimo ricordo. Riattraverso il verde, sbuco all’incrocio sotto casa, ma tiro dritto. Porto a spasso i miei pensieri per le vie del centro. Qualche insegna si spegne, una serranda si chiude, il market sotto casa resta aperto. Faccio la spesa, poi ritorno al nido. In attesa del week-end per esplorare davvero, andare a zonzo, snobbare Princes Street, ma non la pista di pattinaggio. Ci sono solitudini che si attraggono. Io e la Scozia potremmo andare d’accordo.

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