Il borgo di San Donato, nella guida di cosa vedere in Valle di Comino, The Lost Avocado
Panoramica di San Donato Valle di Comino – Foto Antonella Aravini x Thelostavocado

Cosa vedere in Valle di Comino: i borghi da visitare

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La Ciociaria che ti aspetti… Boschi fitti di leggende, Riserve Naturali, piazze vocianti di storie antiche e paesi da cartolina: cosa vedere in Valle di Comino e dintorni, tra vie di santi, natura e borghi-gioiello.

Cosa vedere in Valle di Comino? Se vi state chiedendo quali borghi visitare in Valle di Comino e dintorni, date un’occhiata alla nostra guida ricca di spunti, per iniziare a organizzare un weekend in Ciociaria e, ancor meglio, nella bella Valcomino, tra escursioni nella natura, tappe storiche e ottima gastronomia.

In una porzione storica del Basso Lazio ancora tutta da esplorare, incastonata come un diamante grezzo in un triangolo di meraviglie incluso fra Campania, Abruzzo e Molise, se ne sta placida al sole, fra “Borghi vivi” e antiche rocche, campi d’alpeggio e vigneti d’autore, la bella Valle di Comino: parte di un territorio abbracciato dai monti dell’Appennino abruzzese e del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise disseminato di angoli persi nel tempo e tradizioni ancora radicate, da vivere con semplicità a un’ora dalla capitale.

La Valle, le cui origini risalgono alla preistoria e che Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso sembrano menzionare in relazione alla Terza Guerra Sannitica (con riferimento alla distruzione della città di Cominium, nel 293 a.C.) è ancora oggi un museo a cielo aperto, una porzione d’Italia ideale per un archeo-trekking sulle tracce del dominio romano, dalle mura poligonali di Atina a quelle di Vicalvi, o per gite itineranti alla volta di castelli e monasteri medievali, magari fino a Montecassino, sui passi di San Benedetto.

In un leggendario viaggio tra paesaggi idilliaci in cui riecheggiano ancora limpidi i versi di Moravia e le scene neorealiste di De Sica (che nacque a Sora), tra vie di briganti e pellegrini, oratori e filosofi (Marco Tullio Cicerone è un altro figlio di queste terre), menestrelli e cantori: la vita di un tempo, a passi lenti e cuore leggero, vi aspetta.

In questa guida trovate solo un assaggio di cosa vedere in Valle di Comino, per gite fuori porta da Napoli e Roma, soggiorni più lunghi nel cuore della Penisola pulsante di antichi sapori, o per un viaggio intriso di nostalgia in un’Italia slow che ancora esiste e che continua a fare di una schietta accoglienza il suo più sgargiante biglietto da visita.

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Valle di Comino: cosa vedere

Sora

Siamo nel cuore della Valle del Liri, nella Città fondata dai Volsci incastonata tra i piccoli rilievi dell’Appennino Centrale, dove Valle Roveto e Valle di Comino si sfiorano e dove il Liri fluisce, tra rive urbane e cascate, prima di arrivare al mare. È la mia città, per cui non potrei non menzionarla in un ideale viaggio tra le perle del territorio valcominense: un eccellente punto di partenza per esplorare la Valle Comino.

Sora è a un’ora di auto da Roma, a sud-est della capitale. Fa parte della Provincia di Frosinone dal 1927, a seguito di una redistribuzione territoriale avvenuta durante il periodo fascista. Oggi viene annoverata tra le perle della Ciociaria, ma Sora faceva parte dell’antica Provincia di Terra di Lavoro. I primi insediamenti a Sora risalgono al Paleolitico medio (eh, già), ma la città fu presumibilmente fondata dai Volsci e poi conquistata dai Romani solo nel 345 a.C. Questo per dire che eravamo già belli e fatti prima di Roma.

Se passate di qui, fate un salto in Piazza Santa Restituta (centro nevralgico cittadino) e prendetevi del tempo per il classico “struscio” lungo il Corso Volsci, per sessioni di shopping e assaggi di gelato artigianale. Da qui parte anche una panoramica passeggiata in salita (scarpe comode e gambe allenate) per raggiungere la cappella della Madonna delle Grazie: poco più di 400 scalini di roccia vi dividono dalla chiesa arroccata che marca il profilo della città Volsca. Ancor più in alto, dopo aver messo alle spalle il Santuario del dio Silvano (II sec a.C) e le mura poligonali, i più allenati (o temerari) possono raggiungere il Castello di San Casto (tra i Luoghi del Cuore FAI), ossia la “Rocca Sorella” dedicata ai Santi Casto e Cassio posta a circa 500m di altezza: da qui si gode della più bella vista sulla città.

Non possono mancare una tappa a Cancéglie e al cuore festoso della “Citta Vecchia” (è in Via Branca che nacque l’attore e regista Premio Oscar Vittorio De Sica – una targa ricorda la sua casa natale), un salto alla Ciambelleria Alonzi (via Cittadella, 25) per assaporare la tradizionale ciammella all’anice, e una passeggiata Lungoliri. Il Fiume che attraversa Sora, una coda di serpente smeraldina che regala scorci romanticissimi, è attestato in Dante con il nome di “Verde”, ma se ne fa nota anche in Strabone e Plinio il Vecchio; nasce dalle montagne abruzzesi e dal Monte Camiciola, attraversa Abruzzo e Lazio, “cucendo” l’abitato di Sora e dando vita alla spettacolare cascata di Isola del Liri e poi s’incontra col Gari (Garigliano), per sfociare, infine, nel Tirreno.

La città è un’ottima base per partire alla volta delle attrazioni della Valle di Comino e per scoprire i borghi ciociari e gli scorci naturalistici che il territorio custodisce. Da qui si raggiunge facilmente la Riserva del Lago di Posta Fibreno, magari dopo una sosta a “Brocco Alto“, parte del comune di Broccostella, ma ci si può anche perdere nei dintorni, fra borghi e trekking avventurosi. Se siete camminatori esperti, nella bella stagione, dal borgo di Pescosolido potreste raggiungere la vetta del Monte Cornacchia (in territorio laziale, a circa 2000m di altezza, parte del gruppo montuoso della Serra Lunga), per viste mozzafiato sul versante abruzzese, dal Vallone Lacerno, alla Valle Roveto e Pizzo Deta, fino ai profili della Marsica. Un percorso lungo e impegnativo, e meglio se affrontato con una guida locale, ma dalle grandi soddisfazioni.

Vicalvi

Messa alle spalle la bellissima Riserva Naturale del Lago di Posta Fibreno, che trae origine da un sistema di risorgive carsiche alimentate dal bacino dell’alta Valle del Sangro ed è caratterizzata da acque fresche e cristalline, punteggiate di aree pervinca e smeraldo, e da un’isola galleggiante (detta Rota) che fluttua da gran dama come in una danza, ci si inerpica per sentieri antichi lungo la vecchia via Francigena, e tra borghi arroccati, solitari e guardinghi perfetti per gli amanti del turismo rurale o per viaggiatori in cerca di esperienze slow.
Tra questi, anche il piccolo centro di Vicalvi, con il suo famoso Castello fondato nell’Alto Medioevo (XI secolo) e posto a circa 600m di altezza, a dominare gli scenari incantevoli della Valle di Comino: un esempio di rocca difensiva con tre cinte murarie, di presumibile origine longobarda, da raggiungere con una facile “arrampicata” per i vicoli acciottolati e quieti del centro. La grande Croce Rossa dipinta su una delle facciate della rocca, e ancora ben visibile oggi, è un relitto della Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui il sito fu utilizzato dai tedeschi come ospedale da campo. Da qui, la vista sulla Valle del Fibreno è imperdibile!

Alvito

In assoluto uno dei borghi più belli della Valle di Comino (spesso annoverato tra i borghi più belli della Ciociaria), e tra i miei preferiti non solo per il suo interessantissimo patrimonio architettonico o per le vedute che regala sulla Valle, ma anche per i tanti ricordi d’infanzia che mi legano a queste vie (quando ero piccola, mio padre era un giovane fornaio in una bottega del centro. Era via tutte le notti, ma la mattina portava a casa un profumo di pane che non mi ha mai lasciato). Torno ad Alvito ogni volta che posso e in ogni occasione la passeggiata per i suoi vicoli regala sorprese. Se vi state chiedendo cosa vedere in Valle di Comino, fate un salto.

Il cuore dell’abitato “si arrampica” sul Monte Morrone (una delle cime minori del Monte Albeto – a circa 500m di altezza), con i suoi palazzi signorili (tra gli altri: Palazzo Ducale, Palazzo Sipari, Palazzo Castrucci, il Peschio, Palazzo Rosati e il cinquecentesco Palazzo Elvino-Panicali), chiese e angoli barocchi da inanellare, uno dopo l’altro, in una panoramica passeggiata in salita tra soste golose (provate il Torrone Ducato!) e vedute spettacolari sulla Piana d’Alvito. Alla cima, i resti dell’antico Castello Cantelmo, maniero difensivo dell’XI secolo, con serie di mura perimetrali, merlature guelfe e torri cilindriche alte 14 metri, immerse in un idilliaco paesaggio punteggiato di macchia odorosa e piante di ulivo. Prendetevi un paio d’ore almeno per esplorare tutto il borgo, regalatevi una chiacchiera con i locali e poi fate tappa in uno dei ristoranti del posto per provare, a parte i leggendari torroncini di pasta reale, L’Pan’a moll (ricetta povera a base di pane raffermo, legumi e verdure) o un piatto di Sagne e fagioli.

San Donato Val di Comino

Uno dei borghi più belli del Lazio, incluso dal Touring Club nella rete dei “Borghi arancioni” d’Italia, è uno scrigno di vicoli stretti, attorcigliati intorno a chiese, piazzette e cortili fioriti, dove il tempo sembra essersi fermato e la vita scorre placida e tranquilla come una fresca sorsata d’acqua (ma non lasciatevi tradire, qui ne sanno bene anche di olio e di vino!). San Donato Val di Comino è indiscutibilmente uno dei paesi più belli della Ciociaria e svetta con il suo abitato dall’impianto medievale tra le verdi braccia del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (da qui si raggiunge il versante abruzzese attraverso il valico Forca d’Acero).

Di origini sannite, l’antico Castrum (Castrum Sancti Donati) è posto a circa 728m di altezza, immerso in un paesaggio ameno, un tempo percorso da santi e pellegrini, ma anche da cantastorie e noti briganti. Se vi state chiedendo cosa vedere a San Donato Val di Comino, lasciate da parte guide e percorsi battuti e perdetevi tra le vie in salita che conducono fino alla cima del paese, con la sua torre quadrangolare. Una serie di antiche Porte (tra cui quella dell’Orologio, del XV secolo), archi (tra cui l’Arco di San Donato o Porta a Levante, e l’Arco dei Francesi) e spuort, i tradizionali passaggi nella roccia, si alterna ad affacci panoramici da cui riprendere fiato e godersi lo spettacolo della Valle dall’allto. Non perdete il Santuario di San Donato, sorto come piccola abbazia direttamente dipendente da Montecassino e del quale si ha già nota nell’VIII secolo, il Duomo dedicato a Santa Maria e San Marcello Papa, e un salto nelle botteghe artigiane (San Donato è nota per i suoi scalpellini), prima di una aperitivo in Piazza Carlo Coletti. Cosa vedere in Valle di Comino, se non questa perla meravigliosa?

Picinisco

Il “Lazio nascosto” che regala meraviglie lo trovate anche nel bellissimo borgo di Picinisco, storico centro della Valle Comino e base ideale per una visita in zona tra tour enogastronomici e trekking nella natura. Creste pietrose, prati sconfinati e boschi di faggete sono tra gli scenari ristorativi e idilliaci che caratterizzano il territorio di cui s’invaghì anche David Herbert Lawrence, che a Picinisco visse per un po’, completando “The Lost Girl”, uno dei suoi più noti romanzi. Lo scrittore inglese aveva trovato il suo rifugio ideale in quella che al tempo era la villa di Orazio Cervi e che oggi è conosciuta come Casa Lowrence in suo onore: un piccolo casale vittoriano immerso nella campagna, dove fare tappa per visitare la biblioteca con le edizioni de “La ragazza perduta”, ma anche per assaggi di formaggi tipici nella parte della casa adibita a Caciosteria (il Pecorino di Picinisco DOP è delizia rinomata, ma ci sono anche la Marzolina, la Ricotta secca, il Conciato di San Vittore, il Caso-peruto, il Blu Valcomino…) e per provare gli arrosticini di agnello.

Soste golose a parte, Picinisco è terra d’alpeggi e di passi da percorrere, assaporando tutta la pace e la semplice bellezza del territorio. Dal centro del paese si parte facilmente per attività outdoor, tra escursioni in mountain bike, passeggiate a cavallo, torrentismo, sessioni di orientamento o di trekking ai Prati di Mezzo (per gli appassionati di montagna più esperti la possibilità di raggiungere con guide maestre la vetta del monte Meta, a 2241m, e godere appieno dei paesaggi del PNALM), sci alpinismo o ciaspolate nella stagione invernale, sperando di avvistare cervi, camosci appenninici e aquile reali durante l’escursione. Ovviamente, prendetevi tutto il tempo per una camminata nel borgo medievale: si parte da Piazza Ernesto Capocci e qui si ritorna per godersi un tramonto infuocato sulla Valle, affacciati alla grande terrazza panoramica con vista sconfinata sui dolci rilievi del comprensorio.

Atina

Immerso nel cuore delle Mainarde, gruppo dell’Appennino Abruzzese-Laziale, continuamento dei Monti della Meta al confine tra Lazio e Molise, il comune di Atina è un gioiello di poco meno di 5,000 anime diviso tra il centro storico, dove sorgeva l’antico castrum romano e dove si è poi sviluppato l’abitato anche nel tardo medioevo fino a oggi, il Colle e Atina Inferiore (o Ponte Melfa). Leggenda vuole che sia stato Saturno, fuggito dalla Grecia e trovato rifugio nel Lazio, a fondarla (assieme alle altre città “saturnie” di Arpino, Anagni, Alatri e Aquino). Quello che sappiamo di certo è che Atina fu dapprima sotto il controllo dei Sanniti e poi di Roma, del cui dominio restano molteplici testimonianze sul territorio, tra cui le mura poligonali, e di cui si può scoprire di più nel “Museo Archeologico di Atina e della Val di Comino Giuseppe Visocchi”.

Tra le cose da vedere nel centro, la Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, il Convento di San Francesco, il medievale Palazzo Ducale (oggi monumento nazionale), svettante con le sue torri, portale a sesto acuto e bifore nel cuore di Piazza Saturno, e custode di un bellissimo mosaico a tessere bianche e nere raffigurante guerrieri armati. Tra gli altri edifici di pregio, Palazzo Visocchi, Palazzo Marrazza e Palazzo Prepositurale in Piazza Marconi,

Se capitate da queste parti nella stagione estiva, non perdete l’AtinaJazz e il Festival Internazionale del Folklore, con gruppi folk provenienti da ogni angolo del mondo, per serate di festa, balli e canti, da chiudere con un cin-cin speciale. E di vino ad Atina ne sono intenditori. La città è tappa imperdibile per un perfetto tour enogastronomico in Valle di Comino, tra assaggi di Fagiolo Cannellino DOP e degustazioni di vino. Fu l’agronomo Pasquale Visocchi a metà del XIX secolo a importare ad Atina alcuni rinomati vitigni francesi, tra cui il Cabernet, il Merlot e il Syrah. Oggi, il vino Atina Cabernet DOC è un nettare pregiato, dal colore rubino e sentore fruttato, che vale da solo il viaggio in Valcomino.

Campoli Appennino

Tra i posti più belli della Val Comino da visitare, e di certo tra quelli più particolari, c’è un borgo medievale conosciuto come il Paese dell’orso e del tartufo, abbarbicato e tutto raccolto attorno ai bordi di una dolina carsica (detta Tomolo) profonda 130 metri e a 650 metri d’altezza, a dominio della Valle del Lacerno e del grande canyon che nella sua voragine accoglie il verde lucente della macchia, sentieri pietrosi, pareti calcaree e cascatelle. Di cose da vedere a Campoli ce ne sono molte, se amate la natura, ed è in generale un’ottima tappa per tutti coloro in cerca di una giornata con la famiglia e i bambini da passare outdoor, ma anche per tutti i golosi di tartufo, salumi e formaggi ciociari.
Dal 2010, la dolina di Campoli ospita l’Area Faunistica dell’Orso marsicano, dove attualmente risiedono 3 esemplari di orso europeo non più adatti a vivere in libertà, ma che qui hanno la possibilità di vivere in sicurezza in 15 ettari di bosco. Appuntamento in Via Marconi per scoprire di più sul Parco all’Infopoint dedicato e per poi partire da lì alla scoperta dei bellissimi orsi bruni, avvistandoli da Piazza Umberto I, o prenotando visite con guide esperte.
Tra le altre cose da vedere a Campoli, la torre medievale alta 25 metri con terrazza che offre una vista panoramica a 360 gradi sui profili della valle; le chiese di Sant’Andrea Apostolo e di San Pancrazio; l’antico mulino ad acqua lungo il corso delle sorgenti del Carpello ricco di carpe, trote e spinarelli; e i resti di una villa romana tardo-repubblicana, di cui rimane parte di un pavimento in mosaico a tessere bianche e nere, raffigurante una serie di pesci.
Da Campoli si parte facilmente alla volta di altre bellissime località montane e si possono effettuare escursioni seguendo i sentieri di Capo d’Acqua e delle Miniere di Bauxite, oppure fare il giro delle doline o esplorare il Vallone Lacerno con la sua cascata, nel punto più profondo della gola, detta in dialetto Cuccitt’ gl’nfiern.
Potreste visitare Campoli verso la fine di Novembre, in concomitanza con uno dei suoi famosi e importanti Festival del Tartufo Bianco e Nero pregiato, e vivere un weekend di sapori autentici nella Valle di Comino. Tra i prodotti del territorio da provare, infatti, ci sono il Tartufo Bianco e il Tartufo Nero pregiato di Campoli Appennino, il tartufo estivo (dal profumo più delicato), ma anche la Marzolina, formaggio di capra fresco e stagionato, e il miele biologico.

Settefrati

Cosa vedere in Valle di Comino per un’esperienza nella natura insolita e ricca di sorprese? Si fa tappa a Settefrati, piccolo borgo dall’impianto medievale posto a 780 metri d’altezza sui Monti della Meta, per scoprire la storia di un luogo dal fascino leggendario e importante centro religioso.
L’antico insediamento preromano di Vicus (293 a.C.) prese il nome di “Settefrati” (col significato di Sette Fratelli), solo nel V secolo d.C. per volere dei monaci benedettini presenti nel territorio, nel ricordo dei sette figli martiri di Santa Felicita, uccisi dai romani nel II secolo d.C. Sono gli anni in cui all’originario culto pagano della Dea Mefiti, professato presso il Santuario-Oracolo di Settefrati, viene sostituito quello cristiano della Madonna di Canneto, ancora oggi molto sentito dalle comunità del comprensorio. La Valle di Canneto, presso le sorgenti del Melfa, rappresenta ancora oggi un grande punto di riferimento per i fedeli della Valle di Comino e dintorni. Il Santuario della Madonna di Canneto è punto di arrivo e di partenza di pellegrinaggi, che culminano con i festeggiamenti della “Vergine Bruna” (la statua in legno d’olmo della Madonna di Canneto risalirebbe ai secoli XII-XIV) dal 14 al 22 agosto, quando la processione notturna si chiude con spettacolari fuochi d’artificio che illuminano l’intera Valle di Comino. Un luogo di pace e preghiera, immerso tra fitti boschi di faggi e il placido corso del Fiume Melfa, sgorgante con le sue acque gelide e cristalline dal Monte Petroso.
Tra le cose da vedere nel centro di Settefrati: la Chiesa Madonna delle Grazie (X sec.) con affresco rappresentante il Giudizio Universale, e la Chiesa Santo Stefano Protomartire con annessa Torre Medievale del XII sec.

Gallinaro

Altro mitico “Paese del vino” del frusinate è Gallinaro, tra i comuni della Valle di Comino da visitare. Di origine altomedioevale, Gallinaro è abbarbicato su un colle a circa 558 m di altezza (da qui si gode di una vista strategica sulla valle), e attraversato da un affluente del Fiume Melfa (Rio Mollo). Passate di qui in estate (13-14 agosto) per la mitica Festa del Vino, la “Sagra del Cabernet e dei Vini Locali” di Gallinaro vivissima da 30 anni, per assaggi di prodotti tipici e degustazioni di Cabernet nelle enoteche e cantine aperte del borgo.

Belmonte Castello

Nella Valle di Clia che mette in comunicazione la Valle di Comino e i territori della Provincia di Cassino, sorge un altro gioiello laziale abbracciato dalle cime punteggiate di boschi del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. Arrampicato su uno sperone roccioso a dominio della vegetazione del Monte Cairo e protetto dal profilo del Monte Morrone, svettante a nord-est del paese con i suoi 1.059 metri d’altezza, Belmonte Castello (Bellus Mons) è un altro dei centri di origine sannita della Valle di Comino che vi consiglio di visitare. Danneggiato da terremoti e dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, delle sue più antiche glorie sono ancora visibili oggi l’originaria cinta muraria e la Torre medievale, oltre ai resti dell’acquedotto romano (I sec. a.C) in località Costa Campopiano.

Altri comuni da visitare in Valle di Comino e vicinanze

Se vi state chiedendo cosa vedere in Valle di Comino e dintorni, quali sono i borghi della Val Comino più belli da visitare o le perle della zona da non mancare, sappiate che tra i tanti comuni, paesi e cittadine, di questo territorio ricchissimo s’incontrano tante altre gemme lungo la strada. Se passate di qui, i centri di Isola del Liri e Arpino sono imperdibili, così come un salto a Casamari per visitare la storica abbazia benedettina, a Monte San Giovanni Campano, borgo dell’olio d’oliva, a Posta Fibreno, con il suo pugno di case color pastello da cui godersi la vista sul lago, e poi ancora Casalvieri, Casalattico, Acquafondata, San Biagio Saracinisco, Villa Latina, Anagni, Alatri, Boville Ernica e Veroli. La Valle di Comino è inoltre vicinissima a Roma e Napoli, a una manciata di chilometri dalla Provincia dell’Aquila e dall’Abruzzo ricco di attrazioni, tra cui gli impianti sciistici frequentatissimi nella stagione invernale e i centri di Pescasseroli, Pescocostanzo e Villetta Barrea, o da Campo Imperatore, Rocca Calascio e L’Aquila, ma è anche a circa un’ora di auto dal mare e dalla costa scintillante della Riviera d’Ulisse, con i suoi borghi bianchi da cartolina (tra cui Sperlonga, ma anche San Felice Circeo, Sabaudia e Gaeta) e le isole Pontine all’orizzonte.


Contenuto in collaborazione con la DMO Ciociaria – VALLE DI COMINO
Con il contributo della Regione Lazio

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