Valle di Fergana, perla lucente dell’Uzbekistan

Fergana Valley Uzbekistan credits Thelostavocado.com

Viaggio nella Valle di Fergana, enclave lussureggiante abbracciata dai monti del Gissar-Alai e del Tian-Shan, tra i territori da scoprire dell’Uzbekistan, Asia Centrale.

Quando mi allontano dalle modernità della capitale Tashkent e dalla quotidianità dei suoi quartieri residenziali, si alternano lungo la strada prati verdi, orti e giardini da frutto, e pascoli sull’argine di piccoli ruscelli, figli del grande fiume Sirdarya, che taglia in due la grande Valle di Fergana.

Circa un quinto di tutta la popolazione centro asiatica abita qui (la valle era originariamente chiamata Farghona), una regione lussureggiante situata nel Sud-Est dell’Uzbekistan e, rispettivamente, a Sud e a Nord di Kirghizistan e Tajikistan. Giardini di prugne, melograni e albicocche si alternano a campi di riso e cotone, in un paesaggio antico, delimitato dalle montagne del Gissar-Alai e del Tian-Shan.

Fergana Uzbekistan

margilan uzbekistan

uzbekistan street

Fergana Uzbekistan woman

Una zona fertile e produttiva, di colline e terre pianeggianti ben coltivate, irrigate grazie ai fiumi e corsi d’acqua che l’attraversano tutta, come il Syrdarya e il Naryn, ma che pullula anche di fabbriche e infrastrutture che l’hanno negli anni sostenuta e migliorata. Sia per la sua posizione favorevole, che per l’alta densità abitativa, Fergana Valley è da sempre considerata la “perla dell’Asia centrale” ed ha storicamente ricoperto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’intero continente, costituendo, in tempi remoti, uno degli importanti centri di snodo della nota “Via della Seta”, ossia di quella costellazione di rotte commerciali che collegava l’estremo oriente, all’Ovest del mondo allora conosciuto.

Quel patrimonio di scambi, innovazioni e conoscenze acquisite nel campo del commercio, delle arti e della sericoltura, ancora vive in questo territorio, dove si continua a produrre la seta da secoli, secondo le tradizionali tecniche del passato.

Per averne un esempio, ci dirigiamo nella città di Margilan, uno degli avamposti più antichi dell’intera regione, centro di produzione e lavorazione della seta sin dal decimo secolo.

Quando visito la fabbrica di Yodgorlik, mi trovo davanti un piccolo villaggio di case basse raccolte intorno a cortili assolati, giardini con alberi da frutto e fontane. È qui che gli antichi macchinari, e gli oltre 150 artigiani locali impiegati nella fabbrica, trasformano batuffoli di cotone in tappeti, copricapi ed abiti dalle fantasie multicolore, riproducendo il tradizionale disegno ikat abrabandi, famoso in tutto il mondo.

Le donne intente alla bollitura del cotone mi spiegano che da ogni singolo bozzolo si ricava un filo di seta lungo 2 chilometri e che il processo di lavorazione del materiale (che include anche una fase di colorazione e tessitura) dura circa un mese. Mi sorpendono anche quando mi mostrano in che modo danno colore alla seta, utilizzando non solo agenti artificiali, che acquistano dalla Russia, ma anche materie prime naturali. Così, il porpora lo ricavano dalla coccinella importata dal Messico, l’arancio dalla buccia di cipolla, il marrone dalle noci e l’oro dalla scorza di melograno.

Il prodotto finale è un tessuto in seta dai colori vibranti e dalla fantasia simile a quella dell’indonesiano batik, con la differenza che qui ogni disegno viene tracciato a matita e realizzato a mano da esperti maestri artigiani. Nulla viene lasciato al caso. Ne è prova il fatto che fashion designer internazionali continuino ad attingere qui ispirazione e risorse per le loro collezioni di houte couture, da Valentino a Gucci, da Etro ad Oscar De la Renta.

Fergana valle uzbekistan silk road credits thelostavocado.com

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Se ci si sposta a sud nella Valle di Fergana, si può raggiungere Rishtan, uno dei più rinomati centri per la produzione della ceramica in Asia Centrale. Qui ancora vivono famiglie di mastri ceramisti che tramandano da oltre 9 generazioni i segreti di quest’arte straordinaria ai propri figli e discepoli. Tra loro, Alisher Nazirov, uno dei pochi “nakkosh” (maestri) rimasti ad insegnare l’arte del pottery in questo remoto angolo di mondo. Il suo laboratorio è una scuola-ritiro in cui vivono apprendisti di ogni nazionalità, che si trasferiscono qui per un minimo di uno ad un massimo di 6 mesi all’anno. Quelli che aspirano a fare di quest’arte un lavoro, mi spiega Alisher, avranno bisogno di almeno 15 anni di pratica: il tempo necessario per governare la materia e fare di ogni pennellata un capolavoro.

Anche in questo caso, tutto quello di cui questi artigiani hanno bisogno viene attinto dal territorio. Così le erbe di collina, dalla cui cenere si ricava la famosa glassatura ishkor, responsabile della caratteristica finitura lucida di ogni creazione; così anche il fango rosso o i minerali da cui si ricavano i pigmenti, e dai quali deriva quella caratteristica tonalità blu-turchese, che è da sempre il colore considerato portatore di salute e felicità in Asia.

Rishtan uzbekistan credits thelostavocado.com

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Quasi mai inclusa nei tradizionali percorsi turistici, che tendono solitamente a promuovere le più note Samarcanda e Bukhara, e forse anche proprio per questo, oltre che per la sua posizione privilegiata di terra incastonata nel cuore del vasto continente centro asiatico, la Valle di Fergana continua senza sosta a custodire e a tramandare tradizioni ed arti uniche, oltre a quel patrimonio di conoscenze e saperi antichi che mercanti, scrittori e scienziati devono essersi scambiati proprio qui, in cammino lungo le polverose vie della seta. Un angolo remoto del mondo, che molti popoli hanno attraversato, difeso e influenzato, e che meriterebbe oggi di essere riscoperto.


Se questo articolo sulla Valle di Fergana vi è piaciuto, potreste anche essere interessati alle guide su Cosa vedere in Kazakistan e come organizzare un Viaggio in Kyrgyzstan. Oppure, leggi le mie guide su cosa vedere a Gerusalemme e Tel Aviv, Sicilia, Provenza e l’intrigante Marrakech.

Sara Izzi

Writer / Travel & Lifestyle blogger / Featured on National Geographic, EL PAIS, La Repubblica, Huffington Post, ELLE, Forbes... On Instagram: @sara_izzi

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